Luigi Di Maio

Il garantismo (quando serve) del ministro e dell’intero Movimento. L’agente finito in carcere era tra i leader dell’associazione grillina Parole Guerriere  

Da apostolo del verbo del vaffa, a neo garantista: tace il ministro Luigi Di Maio, ai vertici del Movimento 5 Stelle, sull’arresto del poliziotto Filippo Paradiso, il 55enne che lavora al Viminale insieme al sottosegretario grillino, Carlo Sibilia.  Paradiso è finito in carcere nell’ambito di una inchiesta della Procura di Potenza, competente sui magistrati del distretto di Taranto e Brindisi. Agli arresti sono finiti pure l’avvocato Piero Amara (in carcere), l’avvocato di Trani, Giacomo Ragno e Nicola Nicoletti, che è stato consulente dei commissari dell’ex Ilva dal 2015 al 2018 (per gli ultimi due disposti i domiciliari). L’obbligo di dimora è stato invece disposto per Carlo Maria Capristo, che è in pensione da alcuni mesi.

«Di particolare pregio», ha messo in evidenza il gip potentino Antonello Amodeo, «per comprendere il livello osmotico che avevano assunto i rapporti tra Amara, Paradiso e Capristo, la circostanza che Amara avesse spostato, dopo la nomina di Capristo a Taranto nel 2016, la sede sociale delle sue società operanti nel settore ambientale da Roma alla provincia di Taranto, quasi a sottolineare plasticamente che si poneva sotto l’ombrello protettivo di Capristo». Parlavamo del silenzio di Di Maio e del Movimento rispetto all’arresto del poliziotto. Il quotidiano La Verità, in un articolo a firma di Giorgio Gandola, sottolinea come, sia passata sotto silenzio anche la circostanza, che Paradiso «era una star dell’associazione Parole Guerriere, cenacolo pentastellato».

ad
Riproduzione Riservata