giovedì, Febbraio 2, 2023
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Arresto di Cutolo, il collaboratore di giustizia: i carabinieri lo salvarono

I VERBALI INEDITI Il racconto: eravamo sulle sue tracce per ucciderlo, ma ad Albanella arrivarono prima i militari

Il boss della Nuova camorra organizzata, Raffaele Cutolo, è in carcere ininterrottamente dal 15 maggio del 1979, quando fu stanato ad Albanella (provincia di Salerno). Nel corso dell’operazione fu impiegato un centinaio di carabinieri. Nelle campagne cilentane (vicino alla più nota Paestum), il camorrista aveva trovato rifugio presso la masseria di un bracciante, da circa un anno, vale a dire dopo l’evasione dall’Opg di Aversa (avvenuta agli inizi di febbraio del 1978). Sulle tracce di Cutolo non c’erano solo le forze dell’ordine, ma pure i suoi nemici giurati. Tra questi i componenti del gruppo che faceva capo a Mario Fabbrocino (deceduto in carcere il 23 aprile del 2019).

Il boss di Ottaviano, dunque, stando alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, sarebbe stato letteralmente salvato dall’intervento delle forze dell’ordine, perché rischiava seriamente di essere eliminato dai clan avversi, che avevano già individuato la zona in cui si nascondeva. Della circostanza relativa alla caccia avviata nei confronti di Cutolo, parla anche il collaboratore Fiore D’Avino. I verbali dell’interrogatorio, che risale al 4 ottobre del 1995, vengono pubblicati in esclusiva da Stylo24. Il discorso verte su due fratelli, commercianti di carne, collegati all’organizzazione di Mario Fabbrocino.

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Secondo quanto fa mettere a verbale D’Avino, ebbe occasione di conoscere detti commercianti nel periodo immediatamente precedente alla cattura del fondatore della Nco. «La notte in cui è stato arrestato Raffaele Cutolo, noi dormivamo a casa (del commerciante di carne), io, e Mario Fabbrocino, perché avevamo avuto notizie, insomma, già volevamo ammazzare Raffaele Cutolo ad Albanella. Stavamo organizzando un attentato contro di lui», afferma D’Avino.

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