Scena muta davanti al gip, per Dino Mocciola, ultrà della Juventus e leader dei Drughi, considerato il gruppo organizzato più importante della curva Scirea dell’Allianz Stadium. Mocciola è stato arrestato dalla polizia lunedì scorso e si trova nel carcere di Ivrea, è indiziato di associazione a delinquere, estorsione tentata e consumata ai danni della Juventus, violenza privata aggravata e autoriciclaggio. A coordinare l’inchiesta della Digos è il pubblico ministero Chiara Maina della Procura di Torino.

Le minacce di Mocciola
al security manager bianconero

Il leader dei Drughi avrebbe minacciato anche Alessandro D’Angelo, security manager bianconero. L’episodio si sarebbe registrato l’8 luglio del 2019, durante un incontro in un bar di Torino ed è riportato negli atti dell’inchiesta Last Banner, che ha azzerato i vertici della curva bianconera dopo una denuncia della Juventus, parte lesa nella vicenda. «Se ci denunciate per estorsione, noi divulghiamo un dossier segreto», avrebbe detto Mocciola.

Si indaga
sul suicidio
di Raffaello Bucci

Il dossier, da lui commissionato sarebbe stato costruito da Raffaello Bucci, ex ultrà vicino ai Drughi e collaboratore della Juve morto nel 2016 dopo essere precipitato dal viadotto autostradale dell’autostrada Torino-Savona a Fossano (Cuneo).

Mocciola, nel fare riferimento alla sua morte come «suicidio», svela a D’Angelo l’esistenza di intercettazioni ed esplicita la minaccia. «Se voi ci denunciate – avrebbe detto al security manager – noi porteremo questo materiale ai nostri avvocati». D’Angelo, nel denunciare l’episodio alla Digos, dichiara: «Mocciola non ha precisato con chi fossero le telefonate, io ho pensato che fossero quelle fatte da Bucci con alcune persone del mondo Juventus». Quell’incontro era stato voluto da Mocciola per ottenere 200 biglietti per le trasferte europee. Richiesta che D’Angelo aveva respinto.

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Restando nell’ambito dell’inchiesta, c’è anche Lucio Ferramosca, papà di Alessio, il giovane giocatore della Juventus annegato nel dicembre 2006 nel laghetto di Mondo Juve, a Vinovo (Torino), col compagno di squadra Riccardo Neri, tra i 38 indagati. Secondo gli investigatori Ferramosca, era vicino al presidente dei Drughi, Geraldo Mocciola, detto Dino. Il nome di Ferramosca nell’ordinanza compare in una telefonata intercettata di Domenico Scarano, uno dei colonnelli di Mocciola, che si lamenta con lui perché il club concede solo 50 biglietti al gruppo per la partita con l’Ajax. Ferramosca è stato sottoposto a provvedimento di Daspo per cinque anni.