Traffico di armi, l'asse Hagen-Masseria Cardone

LA STORIA DELLA CAMORRA I pezzi sequestrati rivenduti a clan del Napoletano, il ruolo dei magliari

La rete dei magliari di stanza in Germania, secondo le indagini effettuate dai carabinieri all’epoca dei fatti, fu fondamentale – dal punto di vista dell’appoggio fornito – a una organizzazione specializzata nel traffico di armi e di sostanze stupefacenti. La droga, proveniente dall’Olanda finiva prima nel Paese teutonico, e insieme a carichi di pistole, fucili mitragliatori ed esplosivo, era destinata alla periferia settentrionale del capoluogo partenopeo. Un giro collaudato gestito sull’asse Napoli-Hagen (città tedesca di oltre 188mila anime).

Un cerchio, che dalla Renania Settentrionale, si chiudeva nell’area nord di Napoli, nello specifico alla Masseria Cardone, roccaforte storica del clan Licciardi di Secondigliano. L’operazione, nell’arco di due anni (dal 2005 al 2007), porta all’arresto di una decina di persone.

ad

Il ruolo dei magliari e il trafficante
con la passione per la musica neomelodica

Tra queste anche un cantante neomelodico, impegnato insieme al fratello (un 47enne, ritenuto al vertice del gruppo), nel trasporto di droga e della «merce» che di volta in volta si doveva consegnare alle cosche. Ma c’è di più: la talpa, che aveva un ruolo in tutto e per tutto operativo, era un tedesco, addetto dell’ufficio reperti della questura di Hagen. Era lui, che materialmente, si appropriava dei «pezzi» posti sotto sequestro, e li forniva ai clan.

Nel corso del primo blitz scattato a giugno del 2005, le forze dell’ordine si trovarono di fronte a un vero e proprio arsenale costituito da 12 pistole semiautomatiche, una mitraglietta Skorpion, oltre 500 munizioni (che vennero sequestrate al cantante neomelodico, a suo fratello, e all’addetto dell’ufficio reperti). Contestualmente, sempre in Germania, furono rinvenuti e finirono sotto chiave anche 150 fucili, centinaia di pistole semiautomatiche, 15 chilogrammi di esplosivo tipo tritolo, e oltre 10mila cartucce di vari calibri e marche.

I numeri del giro illecito sull’asse
Olanda-Germania-Secondigliano

Il giro di affari si aggirava su svariati milioni di euro: ogni arma, infatti, era rivenduta ai clan camorristici del Napoletano, anche a 1.500 euro a pezzo, a seconda della tipologia e dello stato di usura della stessa. Secondo quanto emerse dalle indagini, il gruppo criminale, nell’arco della stessa giornata, effettuava anche più consegne dalla Germania all’Italia. Il traffico era favorito dall’appoggio di una fitta rete di complici – perlopiù magliari – che da Secondigliano e da altre zone di Napoli si erano trasferiti a «lavorare» all’estero.