(Nelle foto il momento del blitz, Salvatore Vivenzio e una delle armi sequestrate)

Blitz nella notte in via Miseno, in manette gli incensurati Salvatore Vivenzio e lo zio Antonio Esposito. Nel loro negozio trovati fucili di assalto, pistole, munizioni e oltre tredici chili di stupefacenti

di Luigi Nicolosi

Armi di ogni tipo e un carico di droga mastodontico. Il tutto nascosto in luogo insospettabile, ma che le forze dell’ordine tenevano d’occhio da qualche giorno. E così i carabinieri del comando provinciale di Napoli, dopo gli ultimi agguati e stese registrati nel quartiere Fuorigrotta, hanno intensificato i controlli nella periferia ovest setacciando le strade ed eseguendo perquisizioni a pregiudicati. Durante le operazioni, in nottata, i militari del nucleo Investigativo e della compagnia di Bagnoli si sono imbattuti in un arsenale di armi all’interno di un negozio di ortofrutta in via Miseno, vicino alla stazione della Cumana.

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Il bilancio dell’operazione è stato a dir poco pesantissimo. I carabinieri hanno infatti scoperto dieci pistole, sei kalashnikov, cinque pistole mitragliatrici, due giubbotti antiproiettile, una bomba carta e centinaia di munizioni. I carabinieri hanno trovato nel negozio anche tredici chili di sostanza stupefacente tra hashish e marijuana. A finire in manette è stato così il titolare dell’attività, il 40enne Salvatore Vivenzio, e lo zio 74enne Antonio Esposito, anche lui impiegato nell’esercizio commerciale. Sono entrambi del posto e incensurati. Sono in corso i rilievi tecnici e le armi saranno sottoposte anche rilievi balistici per appurare il loro eventuale utilizzo in fatti di sangue nei quartieri dell’area occidentale della città.

Le indagini sulla vicenda sono dunque tutt’altro che concluse. Vivenzio, residente nel rione Traiano, non aveva alle spalle alcun pregresso guaio con la giustizia e non viene ritenuto vicino a nessun clan, né di Bagnoli né di Soccavo. Il 40enne potrebbe essere stato dunque costretto a custodire l’arsenale e la droga per conto terzi: la zona in cui è scattato il blitz viene considerata sotto lo strettissimo controllo del clan Esposito-Nappi e gli investigatori dell’Arma non escludono che possa essere stato uno degli esponenti del gruppo con base nella vicina via Di Niso e imporgli la custodia di armi e stupefacenti, magari per non andare incontro a ulteriori “problemi”. Si tratta però – è bene precisarlo – soltanto di ipotesi ancora al vaglio, motivo per il quale la verità potrà essere accertata soltanto nelle ultime settimane. I primi riscontri e le prime risposte potrebbero comunque arrivare a breve dagli accertamenti di laboratorio che saranno eseguiti sulle armi sequestrate.

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