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Aveva con sé un tablet, con il quale inviava mail a tutti gli affiliati fuori dal carcere. Il boss Armando Lubrano, esponente di spicco del clan Orlando egemone a Quarto e Marano, dalla sua cella nell’istituto penitenziario di Cagliari, in cui sconta una condanna a 12 anni di reclusione, comunicava così con l’esterno. L’apparecchio, sequestrato dagli agenti di polizia penitenziaria, come riferisce un articolo del ‘Corriere del Mezzogiorno’, è adesso nelle mani dei carabinieri del Racis, che lo stanno analizzando.

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Al vaglio degli inquirenti anche l’ipotesi che, magari grazie a qualche agente infedele, abbia potuto entrarne in possesso, così come avrebbe potuto farlo in qualche altro carcere in cui è stato rinchiuso. Come a Prato. Situazione che sarebbe molto grazie. In considerazione anche del fatto che si parli di un criminale molto pericoloso e violento.

Armando Lubrano

In stretto contatto con il boss Antonio Orlando, capace di capeggiare la rivolta del gruppo contro i vecchi alleati dei Polverino. Una quasi guerra che risale al 2015, quando “Armandino” arrivò a minacciare lo sterminio del clan, comprese donne e bambini.

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