Un complesso stratificato che offre ragioni di studio a diverse profondità, cui corrispondono differenti epoche.

di Letizia Laezza

Il complesso di Carminiello ai Mannesi rappresenta una perla rara per interesse nel panorama delle sorprese che il sottosuolo campano ci riserva. La sua eccezionalità sta nell’essere un complesso stratificato, per cui offre ragioni di studio a diverse profondità, cui corrispondono differenti epoche. Partiamo dallo strato più superficiale: si trova nel Cuore del centro storico di Napoli, in un vicolo fra via dei Tribunali e via San Biagio dei Librai, una chiesetta chiamata ‘chiesa si Santa Maria del Carmine ai Mannesi’; questa struttura di origine barocca fu costruita nel XVI secolo al di sopra ed in modo che ne inglobasse un’altra, risalente ad un periodo imprecisato dell’Alto Medioevo. La chiamiamo ‘del Carminiello’ per le sue moderate dimensioni, mentre il termine “mannesi” fa riferimento all’area in cui si trova, dove prima lavoravano gli artigiani di carri. I “mannesi” erano infatti i falegnami, dal latino manuensis (coloro che lavorano a mano).

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La struttura venne abbattuta durante la seconda guerra mondiale da un bombardamento aereo e in quel modo si scoprì che alla sua base nascondeva un altro, affascinante segreto: i resti di un edificio di epoca romana molto ampio, compreso fra il decumano maggiore e il decumano minore. L’intero ritrovamento archeologico è stato chiamato “complesso di Carminiello ai Mannesi”.

L’edificio è costituito dai resti di una domus romana preesistente  inglobata, in età imperiale, nelle fondazioni di un altro grande edificio strutturato su almeno due piani, costruito durante il primo secolo d.C.

Probabile che si trattasse di uno stabilimento termale: al piano inferiore padroneggiava uno spazio absidato di forma rettangolare  un tempo affrescato, con pavimento a tessere bianche e nere, forse facente parte di una precedente abitazione. Intorno a questa vasta area erano imbastiti gli ambienti di servizio connessi con un piccolo impianto termale mentre al piano superiore c’erano le vasche in marmo: una grande vasca rettangolare ed una vasca più piccola corredata di fontana e gradini. Sono stati inoltre rinvenuti i resti delle condutture idrauliche.

Durante l’epoca imperiale la struttura venne modificata: vi fu installato un Mitreo (luogo di culto per i seguaci del dio Mitra) al piano inferiore e vennero alzati dei pilastri in blocchi di tufo probabilmente ai fini di ottenere un porticato esterno.

Ad ogni modo quel piccolo impianto termale ebbe vita breve: già alla fine del IV secolo fu abbandonato, e fino al VII secolo ha funto da discarica di rifiuti urbani. Considerata la natura stratificata del sito è stato possibile recuperare numeroso e variegato materiale archeologico: dalle ossa alle monete passando per le ceramiche e per i vetri. I diversi strati hanno fornito strumenti di analisi delle varie epoche, ad esempio sappiamo che fra il V e il VII secolo gli allevamenti domestici e quindi l’alimentazione erano in debilitati e ancora che intorno al VI secolo a Napoli si importavano olio e vino da paesi lontani come Tunisia, Asia Minore e Siria mentre invece durante il secolo successivo era ripresa la produzione di vino campano. In seguito, dopo il VII secolo, alcuni ambienti dell’edificio romano vennero usati senza scopi precisi, come depositi, scantinati, addirittura come sepolcri. Infatti nella vasca con fontana sita al piano superiore vennero sotterrati dei bambini al di sotto di un terreno contenente ceramica invetriata del XIII secolo, testimonianza che dovevano esserci officine vitrarie in zona.  Questa bellezza timida del nostro patrimonio ci permette insomma, grazie alla sua natura multiforme e alla sua storia lunga e complessa, di rimettere insieme i tasselli delle diverse fasi attraversate da un ampio e antico territorio.

La struttura fu aperta al pubblico nel 1993, ma solo in occasione di speciali ricorrenze.  Oggi è tutelata dalla sopraintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, ed è una proprietà del MIBACT, che consente l’ingresso gratuito in specifici giorni ed orari.