Gli importanti interventi di restauro richiedono una valutazione attenta per dividere i materiali

Proseguono le indagini sull’Ercole Farnese, conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli, dalle quali stanno emergendo evidenze cromatiche che ricostruiscono la pigmentazione della scultura simbolo del Mann. Le analisi approfondite sugli occhi (macroscopia, Vil, Uv e prelievi) rimarcano tracce di policromia, anche se gli importanti interventi di restauro, che hanno interessato il capolavoro, richiedono una valutazione attenta per dividere i materiali, provenienti da integrazioni, da quelli originali.

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E’ da sottolineare, in ogni caso, come le operazioni di reintegro abbiano provato a rispettare l’originalità dell’opera, andando a “compensare” le parti di colore che si erano perdute o a ricostruire quelle che si credevano aree cromatiche. E l’occhio sinistro che, in particolar modo, fornisce dati utili ad identificare l’originaria policromia: sul marmo son ben evidenti le integrazioni storiche che hanno coperto la sezione originale della scultura, da cui si sono recuperate sopravvivenze di un nero a base carboniosa e di un pigmento a base di ematite. Di non semplice interpretazione è la questione della pelle: sebbene vi siano ampie evidenze che l’Ercole ancora conservi le tracce della policromia originale, in special modo sulle braccia e sul petto, al momento è prematuro pensare di fornire un’esatta colorazione dell’epidermide.

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