venerdì, Dicembre 3, 2021
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L’appalto è uno solo, ma la vittima deve pagare due volte

L’incredibile storia di un imprenditore costretto a versare il pizzo sia ai Cimmino sia ai Ferraiuolo

I grossi appalti attiravano le mire di più clan e poteva capitare così di dover pagare la tangente a due o più organizzazioni criminali e così capitò anche in occasione di una gara bandita per 2.849.218,39 euro al Cardareli. Lo riportano le carte giudiziarie relative all’ultimo blitz contro i Cimmino-Caiazzo e i Lo Russo. Un episodio di assoluto rilievo ai fini dell’indagine «risulta essere costituito da un’estorsione perpetrata in seguito ad accordi preventivi tra esponenti e vertici del clan Caiazzo-Cimmino, retto da Andrea Basile, e quelli del clan Ferraiuolo operante nel territorio di Caivano» scrive il gip.

Ma perché la doppia tangente? Dalle carte emerge che secondo gli inquirenti la ditta doveva pagare i Cimmino, in quanto la gara al Cardarelli ricadeva nel territorio d’influenza vomerese e ai Ferraiuolo perché la sede dell’attività era nella cittadina in provincia di Napoli. I clan si accordarono per estorcere almeno 30mila euro tra settembre ed ottobre 2017. Questa somma di denaro, si legge ancora, veniva successivamente suddivisa tra gli appartenenti ai due gruppi malavitosi.

Da una conversazione registrata in casa del reggente Andrea Basile tra il capoclan e alcuni affiliati gli inquirenti captano le parole di Rosario Somma che consegna ai presenti «la prima tranche di un pagamento di natura estorsiva pari a euro 5 mila». Tuttavia, grazie a queste parole, si apprende che il sodalizio criminale si aspettava ben alta somma, circa 60mila euro che poi doveva essere suddivisa tra i due diversi gruppi criminali. Invece, le organizzazioni ottennero solo 10mila euro complessivi. La delusione del clan si evince ancora quando durante la conversazione Somma afferma: «e dovevano essere il 3%… dovevano essere 60 babà e dovevano fare 30 per uno!» aggiungendo che «non sono nemmeno 30, ne ha portati 10 e ne ha portati pure la metà, cinque!»

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