L'imprenditore Alfredo Romeo
L'imprenditore Alfredo Romeo

Al centro del ricorso le parole captate con un virus spia inoculato nei telefoni degli indagati.

Il prossimo 2 dicembre sara’ un giorno importante per il processo sui presunti appalti truccati all’ospedale Cardarelli di Napoli. Il giudice del collegio C della prima sezione penale del Tribunale, Antonia Napolitano Tafuri, si dovra’ pronunciare riguardo l’utilizzabilita’ di tantissime intercettazioni che sono state captate con un virus spia, il cosiddetto trojan, inoculato nei telefoni degli indagati. L’indagine riguarda anche le infiltrazioni della camorra negli appalti del nosocomio, ed e’ imputato tra gli altri (non per associazione a delinquere) l’imprenditore Alfredo Romeo.

Sono stati proprio i suoi legali Alfredo Sorge, Gianbattista Vignola e Francesco Carotenuto a sollevare l’eccezione di inutilizzabilita’ del virus spia, cosi’ come risultato anche da un recente pronunciamento della Corte di Cassazione. I pm, Celeste Carrano e Francesco Raffaele, hanno ribattuto punto su punto alle eccezioni. Le intercettazioni riguardano conversazioni captate negli uffici romani e napoletani dell’imprenditore Romeo ma non solo. Il virus spia, infatti, era su disposizione degli inquirenti anche nei telefoni di altri due indagati nell’ambito dello stesso procedimento.