Ancora una tragedia nel penitenziario napoletano, l’appello del garante Ioia: «Possiamo salvare queste persone, segnalateci tutti i casi a rischio»

di Luigi Nicolosi

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Una tragedia annunciata. È così che si configura la scomparsa di Antonio Uccello, 39 anni, morto suicida la scorsa notte nel carcere di Poggioreale. Il detenuto, che stava scontando una condanna per maltrattamenti in famiglia, qualche tempo fa aveva già tentato l’estremo gesto, ma in quel caso era stato salvato dal provvidenziale intervento degli agenti della polizia penitenziaria. Da quel momento Uccello è rimasto sotto osservazione. Le precauzioni del caso non sono però bastate a salvargli la vita una seconda volta. Il 39enne originario del rione Sanità tra poco meno di due anni avrebbe potuto chiedere l’affidamento in prova.

Appresa la drammatica notizia, il garante comunale dei detenuti Pietro Ioia ha subito lanciato un appello: «Molte di queste persone possono essere salvate. È però necessario che parenti e detenuti ci segnalino tempestivamente tutti i casi a rischio, in modo tale che noi possiamo seguirli. Se necessario andremo a Poggioreale un giorno sì e uno, ma aiutateci a scongiurare altre tragedie come questa». Ioia non fa però mistero delle sua storica convinzione: «Nonostante i passi in avanti fatti in questi anni, Poggioreale continua a essere il “mostro di cemento”. Speravo che almeno per quest’estate non si registrasse alcun suicidio e invece mi sono già dovuto ricredere».

Considerazioni amare anche da parte di Samuele Ciambriello, garante regionale dei detenuti, che stamattina, nell’istituto di pena partenopeo, ha preso parte alle celebrazioni per la ricorrenza di San Basilide, patrono degli agenti di polizia penitenziaria: «Durante la Santa Messa – ha detto Ciambriello – abbiamo pregato per Antonio, detenuto trentanovenne, che si è suicidato questa notte nella sua cella, occupata con altre sei persone, al terzo piano del padiglione “Roma”. Quarto suicidio in Campania dall’inizio dell’anno, 23 in tutta Italia. Ogni morte in carcere e di carcere è un fallimento per tutti noi (politica, magistratura, operatori penitenziari, società civile)».