Antonio Siciliano, imprenditore napoletano di trentotto anni, titolare del noto Bar Napoli in via Caracciolo, e di Terrazza Merliani al Vomero

Antonio Siciliano, imprenditore napoletano, titolare del Bar Napoli e di Terrazza Merliani, a Stylo24: i contagi non scendono e noi siamo ancora in attesa dei ristori.

L’angoscia dell’incertezza. Il non sapere cosa accadrà domani, in una vita “ormai scandita dai Dpcm”. Antonio Siciliano, imprenditore napoletano di trentotto anni, titolare del noto Bar Napoli in via Caracciolo, e di Terrazza Merliani al Vomero, racconta a Stylo24 il momento che si ritrova a vivere la categoria dei ristoratori. Che, secondo le decisioni del governo nazionale e regionale, fa parte di quelle che più di tutte hanno contribuito alla diffusione del contagio. Ma allora perché, nonostante le chiusure, i positivi continuano a salire? 

Com’è la situazione a Napoli e in Campania per baristi e ristoratori?

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“Siamo in un momento di buio totale. Basti pensare che oggi non sappiamo cosa succederà lunedì. La nostra vita è ormai scandita dai Dpcm. Molti colleghi, infatti, non hanno riaperto per questo motivo, nonostante la zona gialla di questi giorni. Ci sentiamo presi in giro per l’ennesima volta dal governo. Come quando ci è stato detto di chiudere a ottobre per salvare il Natale, ma così non è accaduto. E intanto i contagi non scendono, ma a pagare sono solo alcuni. Ristoratori, palestre, cinema, teatri. Hanno deciso che sono questi i colpevoli, ma nessuno ha visto gli assembramenti in strada a Natale? I controlli dov’erano? Noi chiediamo chiarezza e regole ben precise. O chiudono tutti, come durante il primo lockdown, o aprono tutti. La politica vuol far pagare a noi le sue mancanze”.

Da quando sono scattate le chiusure, avete avuto modo di percepire i ristori?

“Siamo ancora in attesa, così come della Cig per i dipendenti, che in molti casi è stata anticipata dai proprietari. Ma fino a quando si può andare avanti così? Veniamo attaccati sul tema dei ristori, ma molti non conoscono le difficoltà cui dobbiamo far fronte, non sapendo che questi coprono solo il 25% delle perdite subite rispetto a quanto fatturato l’anno precedente. Senza contare le spese per i magazzini pieni di merce, la sanificazione del locale e i mancati incassi. E intanto le utenze e le tasse sono arrivate. Insomma, seppure con una mano ci viene dato un piccolo aiuto, con l’altra ci viene tolto”.

A tutto ciò, aggiungiamo le decisioni di De Luca in Campania, che sono state ancora più dure rispetto ad altre regioni…

“Le chiusure di De Luca prima di Natale, con la proroga di tutte le norme anti contagio previste per la zona arancione, fino al 24 dicembre, nonostante in quel periodo la Campania sarebbe dovuta essere zona gialla, sono state la ciliegina sulla torta. Abbiamo incontrato l’assessore alle Attività produttive Antonio Marchiello, che ci ha detto come la Regione avrebbe sostenuto con dei piccoli ristori gli imprenditori per le spese fatte, ma dal 20 dicembre buio totale, per mancanza di fondi. La verità è che si vuole comandare con la tasca degli altri. Non so più se viviamo in un Paese democratico, a me sembra solo una dittatura mascherata. Ed è inutile prendere a esempio la Germania o la Francia in Europa, perché in quei Paesi si chiude sì, ma si sostengono gli imprenditori”.

Quali sono le previsioni per il futuro?

“Vorremmo solo chiarezza, ma navighiamo nell’incertezza più totale. Ci vogliono far soffrire un altro mese? Allora bisogna fare come durante il primo lockdown. Chiudere tutto. O si chiude tutto o si apre tutto, con regole ben precise da rispettare e controlli. E’ l’unico modo per consentire alle attività che sono riuscite a resistere di galleggiare fino a tempi migliori. Anche se molte sono già affondate. A cominciare da quelle create dai giovani imprenditori. Oltre al Bar Napoli, sono titolare anche della Terrazza Merliani al Vomero, ma per quella non ho percepito alcunché. E questo perché essendo una attività nuova, aperta a maggio 2019, non avevo storicità tale da avere diritto ai ristori. Invece di cercare di aiutare i giovani, hanno contribuito alla morte delle imprese aperte nell’ultimo anno e mezzo. Basta vedere quanti cartelli di fitto ci sono in giro per Napoli”.