Il giallo del messaggio

Lo ha detto a chiare lettere in aula, nel corso di una udienza del processo che lo vede imputato, a piede libero. Lui è Antonio Moccia, alla sbarra per associazione camorristica, con l’accusa di essere il capo di un cartello criminale. Come riporta l’edizione odierna de Il Mattino, Moccia, durante l’udienza, ha chiesto di poter fare una deposizione spontanea e ha parlato di uno strano messaggio che starebbe circolando ad Afragola, tramite il diffuso programma di messaggistica istantanea, WhatsApp. «Mi è arrivato un messaggio che fa riferimento alla scelta di un uomo di collaborare con la giustizia, questo messaggio sta facendo il giro della mia città e chiedo alla Procura che vengano fatte delle verifiche». Moccia, riporta ancora il quotidiano napoletano, ha spiegato: «C’è chi sostiene che questo soggetto si sarebbe pentito nel timore che io lo ammazzassi, si tratta di una menzogna dalla quale prendo le distanze, e su cui chiedo che ci sia una verifica immediata da parte della Procura. A mia tutela e di tutte le persone coinvolte… mi auguro che questo collaboratore possa confermare la mia estraneità alle accuse che mi inseguono da anni». Nel corso dell’udienza di ieri è stato ascoltato come testimone anche l’ex sindaco di Afragola ed ex parlamentare, Vincenzo Nespoli. Ha risposto alle domande rivolte da accusa e difesa, relativamente a soggetti ritenuti al vertice del gruppo criminale che, per la Procura, farebbe capo ai Moccia.

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