giovedì, Agosto 11, 2022
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Antonio Moccia faceva affari anche con le aste giudiziarie

Il «sistema» del clan Moccia per guadagnare anche dalle vendite all’incanto dello Stato

Gli interessi del clan Moccia erano molteplici. Difficile immaginare un settore in cui i Moccia non avessero provato a mettere i loro «tentacoli». Uno in cui era sicuramente molto attivo era quello della compravendita di immobili attraverso le aste giudiziarie tramite referenti con una «faccia pulita». Lo svelano gli inquirenti nell’ordinanza che ha colpito l’organizzazione ad aprile 2022.

È emerso dalle indagini, scrivono gli investigatori, «l’interesse del clan nel settore delle aste immobiliari e il reinvestimento schermato di capitali nell’acquisto d’immobili sottoposti a pignoramento attraverso l’imprenditore organico al clan Angelo Piscopo e la società di cui risulta amministratore unico». Una volta «aggiudicata l’asta e ottenuto il decreto di assegnazione da parte del Tribunale in favore della società l’immobile, dopo una superficiale ristrutturazione, veniva rivenduto a un prezzo maggiore ottenendo importanti plusvalenze, parti delle quali destinati alla famiglia Moccia. Ruolo di primo piano, però, anche in questo settore lo avevano Pasquale Credendino e Francesco di Sarno».

«Molteplici – si legge ancora – gli elementi posti a sostegno dall’Ufficio di Procura al riguardo (in merito alla quale si precisa non vi è alcuna contestazione specifica rientrando le condotte in quella di cui all’art. 416 bis c.p.)».

Un primo elemento veniva acquisito «attraverso una conversazione ambientale tra Pasquale Credendino e Francesco Credendino incentrata sul settore delle aste giudiziarie e sull’atteggiamento poco trasparente di Angelo Piscopo, in relazione alla vendita di un appartamento acquistato attraverso l’aggiudicazione di un’asta immobiliare. Dalla citata conversazione, secondo la ricostruzione degli investigatori, emergeva il ruolo di Antonio Moccia quale finanziatore occulto dell’intero sistema e principale destinatario degli utili ottenuti dalla compravendita degli immobili e che i due intendevano rivolgersi a lui per escludere Angelo Piscopo, che a loro dire era inaffidabile e sospettato di partecipare alle aste in autonomia e senza rispettare le regole imposte dalla famiglia».

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