mercoledì, Dicembre 1, 2021
Home Inchieste e storia della camorra «Il rumore di una mitraglietta, e fu l’inferno: così uccisero un innocente»

«Il rumore di una mitraglietta, e fu l’inferno: così uccisero un innocente»

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LA BARBARIE / Il racconto dei collaboratori di giustizia sull’agguato ai Sette Palazzi che a novembre del 2004 costò la vita ad Antonio Landieri

Quella zona dei Sette Palazzi era stata decretata off-limits per i Di Lauro. Non c’era spazio per chi continuava a restare nelle fila del clan fondato dal boss Paolo, alias Ciruzzo ’o milionario. Fu durante una azione dimostrativa per ribadire il concetto, che venne ucciso Antonio Landieri, vittima innocente della camorra, e ferite, in totale, altre quattro persone. Era il 6 novembre del 2004. «L’obiettivo reale dell’agguato – fa mettere a verbale il collaboratore di giustizia Antonio Pica, il 15 gennaio del 2009 – erano i fratelli Meola, in quanto durante la faida, i Meola avevano deciso di rimanere fedeli ai Di Lauro. In ragione di ciò gli Scissionisti avevano individuato nei fratelli Meola una vittima eclatante, giacché in tal modo potevano eliminare un avversario forte e nello stesso tempo conquistare un’ulteriore piazza di spaccio espandendo ancor di più la propria competenza criminale».

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Pica specifica pure che «nel luogo dell’omicidio Landieri, i fratelli Meola, tra cui vi era anche Arturo, avevano una piazza di droga. Al momento del fatto di sangue Arturo era detenuto. I fratelli Meola dissero a mio zio Tommaso Prestieri, da cui poi io ho appreso i fatti, che i killer erano andati sulla piazza (di spaccio, i Sette Palazzi) con due macchine, mi sembra che una della due era una Tipo di colore bianco. A bordo delle macchine erano stati visti… (i nomi sono omissati) Vi erano altre persone di cui non dissero i nomi. Uno dei responsabili aveva sparato con una mitraglietta, non ricordo altro. I Meola compresero che il vero obiettivo dell’agguato erano loro».

«Di sicuro – sottolinea Pica – il ragazzo ucciso
non svolgeva attività illecita, gli altri feriti non lo so»

Dell’omicidio di Antonio Landieri, erroneamente ritenuto un «palo» (una vedetta) dei Di Lauro, dal clan avverso, riferisce anche il pentito Giovanni Piana. «Obiettivo dell’agguato – dichiara Piana – dovevano essere i fratelli Meola che stavano con i Di Lauro, in quanto per loro conto, gestivano la cosiddetta piazza dei Sette Palazzi. Il posto dove è avvenuto l’agguato era luogo di ritrovo anche degli affiliati del clan Di Lauro, durante la faida. Il commando, quando arrivò sul posto non vide i Meola, ma vide Landieri, soggetto claudicante (gravato da un handicap), che i componenti del gruppo di fuoco, sapevano (erroneamente) essere un palo dei Di Lauro, quindi decisero di portare a termine ugualmente l’agguato. Le vittime stavano nel biliardo. Landieri veniva ucciso mentre venivano ferite altre quattro persone. L’agguato fu anche dimostrativo per far capire agli affiliati del clan Di Lauro, che non dovevano più sostare in quella zona dei Sette Palazzi».

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