Antonio Del Re

Aspettava solo quello. Il lenzuolo bianco, spesso fornito da una mano compassionevole, per coprire il corpo dell’uomo caduto sotto i colpi dei killer. Anzi, in questo caso, del killer. Quello che, secondo gli inquirenti, è Armando Del Re. Ma il corpo di Salvatore Nurcaro, vittima dell’agguato avvenuto in piazza Nazionale poco più di un mese fa, non ne aveva bisogno. Anzi, a dare il via alla fuga di Antonio Del Re, fratello 18enne del presunto esecutore della missione di morte fallita, è stato il suono della sirena dell’ambulanza. Quello che certificava a tutti gli effetti come l’uomo disteso a terra sarebbe stato portato di corsa in ospedale e non all’obitorio.

La ricostruzione arriva da un articolo del ‘Mattino’ pubblicato questa mattina, a firma del collega Leandro Del Gaudio, ma la notizia era stata anticipata dal sito Internapoli.it, lo scorso sabato, da un pezzo a firma del collega Stefano Di Bitonto. Si ripercorrono gli attimi successivi alla sparatoria durante la quale sono rimasti feriti sia Nurcaro che la piccola Noemi, passata da una parte all’altra da quel colpo che oggi appare, per fortuna, solo come un brutto ricordo. Attimi nei quali sparisce la sagoma di quello che per la Procura e il giudice che ha convalidato l’arresto è senza dubbio Armando Del Re, e appare quella di Antonio, fratello minore e presunto complice.

 

Si piazza lì in sella alla sua moto, incurante delle telecamere che potrebbero riprenderlo. E così accade. Ma è lì per un motivo preciso. Deve attendere l’arrivo del lenzuolo, che certifichi la morte del bersaglio. Poi potrà andar via e tornare al suo covo per confermare quell’esito positivo che, però, non arriverà mai.

Entrambi continuano a negare un loro coinvolgimento. Adesso la parola passa al Riesame, la cui decisione potrebbe dare subito il via a un immediato processo nei loro confronti.