Il ras Mario "Mariano" Riccio

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Più di otto anni, tanto ci è voluto per ritrovare il corpo di un uomo assassinato dalla camorra. I resti di Antonino D’Andò, uomo del clan Amato e vittima di lupara bianca per mano dei Pagano (nel corso dello scontro interno tra Scissionisti), è stato ritrovato.

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Il ritrovamento
dei resti in una zona
di campagna ad Arzano

Questa mattina i carabinieri hanno proceduto alle operazioni di scavo in una zona di campagna in Via del Re ad Arzano laddove i killer di Antonio D’Andò, tutti sotto processo, hanno detto di avere sepolto la vittima a seguito dell’omicidio consumatosi il 2 febbraio del 2011.

Le ossa di D’Andò sono state trovate all’interno di un sacco bianco. I killer hanno confessato in Tribunale nell’udienza che si è tenuta lo scorso 22 marzo dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli (XXVI Sezione). Si tratta di Emanuele Baiano, Mario Ferraiuolo, Giosuè Belgiorno e Ciro Scognamiglio.

Furono loro ad occuparsi della sparizione del cadavere. Nel processo è imputato come mandante Mario ‘Mariano’ Riccio, all’epoca a capo dei Pagano: anche lui ha confessato l’omicidio, ma non ha potuto fornire indicazioni sull’occultamento del cadavere avendo solo delegato il delitto.

La faida
interna agli Scissionisti
vide contrapporsi
Amato e Pagano

D’Andò venne ucciso nell’ambito della guerra interna scoppiata tra gli Amato e i Pagano per via della gestione degli affari del clan all’epoca affidata a Mario Riccio, genero del boss detenuto Cesare Pagano: Riccio, approfittando dell’assenza di un esponente di vertice degli Amato che bilanciasse il suo potere, ridusse gli Amato al rango di meri affiliati, innescando così una tensione tra le due famiglie che determinò anche degli omicidi.

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