L’Autorità Garante della Concorrenza boccia il progetto per le nuove postazioni multiservizi paventando una distorsione nel mercato pubblicitario.
Il progetto per le nuove cabine digitali di Tim ha ricevuto un brusco stop da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Infatti, l’Antitrust ha bocciato il piano di riconversione delle vecchie postazioni telefoniche pubbliche in moderni centri multiservizi digitali. Secondo il bollettino settimanale dell’Authority, l’iniziativa sviluppata in partnership con Urban Vision presenterebbe criticità insuperabili sotto il profilo della competizione. L’installazione di queste strutture sul suolo pubblico senza un confronto competitivo potrebbe infatti alterare gli equilibri del mercato. Per questo motivo, l’Authority invita i Comuni a valutare con estrema attenzione l’adesione a tale proposta tecnologica.
Le ragioni del no alle cabine digitali di Tim
L’Antitrust sostiene che il piano comporti “una distorsione concorrenziale” poiché mancherebbe un’adeguata gara d’appalto per l’occupazione degli spazi cittadini. In particolare, il progetto prevede che le nuove postazioni siano installate sia dove sorgono le vecchie cabine, sia in aree del tutto inedite. Tuttavia, la preoccupazione principale riguarda l’impatto che tale operazione avrebbe sul settore della comunicazione esterna. L’Autorità ritiene infatti che il vantaggio concesso a Tim e Urban Vision sia ingiustificato rispetto ai concorrenti del medesimo settore commerciale.
Il nodo della pubblicità digitale urbana
Un punto fondamentale della bocciatura risiede nella natura economica del servizio proposto. Le nuove cabine dovrebbero offrire chiamate, informazioni istituzionali e alert pubblici, ma la loro sostenibilità dipende da altro. Infatti, l’Antitrust rileva che gli impianti “disporranno inoltre di spazi per la pubblicità in formato digitale e saranno interamente finanziate dai proventi derivanti dall’attività pubblicitaria”. In questo scenario, la funzione di telefonia pubblica passerebbe in secondo piano. Quindi, le strutture assumerebbero una connotazione prevalentemente commerciale piuttosto che di pubblica utilità.
Una discriminazione nel settore pubblicitario
L’Authority evidenzia come gli impianti abbiano una finalità principalmente promozionale, mentre il servizio telefonico “avrebbe un ruolo solo secondario e accessorio”. Questa configurazione creerebbe una “evidente discriminazione a favore di Tim e di Urban Vision”. Altre imprese che operano nel mercato della pubblicità out-of-home verrebbero infatti escluse da una risorsa preziosa come il suolo pubblico. Pertanto, l’implementazione del progetto senza procedure competitive violerebbe i principi di equità che regolano il mercato della comunicazione esterna nazionale.
La violazione del principio di non discriminazione
L’approvazione del progetto da parte delle amministrazioni locali potrebbe determinare una “ingiustificata violazione del principio di non discriminazione”. L’Antitrust teme che la trasformazione tecnologica diventi un pretesto per aggirare le norme sulle concessioni pubblicitarie. Senza una gara aperta, il rischio è di consolidare una posizione dominante a favore di un unico soggetto. Intanto, le altre aziende del comparto resterebbero private della possibilità di competere per gli stessi spazi digitali urbani. Per tale ragione, l’intervento dell’Authority punta a tutelare la trasparenza amministrativa.
L’auspicio dell’Antitrust ai Comuni italiani
L’Autorità non si limita a bocciare l’attuale accordo, ma fornisce indicazioni precise per il futuro. Essa “auspica” che i Comuni interessati al progetto delle nuove cabine digitali di Tim ne “vogliano tener conto” nelle proprie scelte. Le amministrazioni dovrebbero quindi assumere azioni in conformità ai principi concorrenziali vigenti. Ciò significa avvalersi di procedure competitive trasparenti per l’assegnazione degli spazi pubblici destinati alla cartellonistica digitale. Soltanto così si potrebbe prevenire una alterazione strutturale delle dinamiche di mercato sul territorio.
I servizi accessori delle nuove postazioni
Sebbene la pubblicità sia l’elemento trainante, Tim aveva immaginato le postazioni come veri hub per il cittadino. Tra le funzioni previste figuravano la promozione culturale e le informazioni istituzionali in tempo reale. Inoltre, la connettività avrebbe dovuto permettere la diffusione di alert pubblici per la sicurezza urbana. Tuttavia, la presenza di questi servizi utili non basta a giustificare l’assegnazione diretta dello spazio pubblico. Infatti, per l’Antitrust, la valenza sociale non può oscurare il carattere commerciale predominante dell’intera operazione multiservizi.
Il futuro della telefonia pubblica in Italia
La decisione dell’Antitrust apre una riflessione più ampia sul destino delle cabine telefoniche, ormai quasi scomparse dalle nostre città. Mentre la telefonia classica è diventata obsoleta, la loro trasformazione digitale sembrava la via più logica per evitarne lo smantellamento totale. Però, la transizione verso il digitale deve avvenire nel rispetto delle regole comunitarie sulla concorrenza. Se i Comuni vorranno modernizzare l’arredo urbano con schermi interattivi, dovranno garantire a tutti gli operatori pari opportunità di accesso. In caso contrario, il progetto rischia di rimanere bloccato definitivamente.
Procedure competitive per la pubblicità esterna
Il mercato della pubblicità out-of-home richiede standard di trasparenza elevati per evitare monopoli di fatto. L’Antitrust ribadisce che solo attraverso gare pubbliche è possibile ottenere il miglior servizio al prezzo più equo per la collettività. Il progetto delle cabine digitali di Tim, così come presentato, salterebbe questo passaggio cruciale. Pertanto, l’Authority vigilerà affinché le amministrazioni locali non firmino accordi che limitino la libertà d’impresa. La digitalizzazione delle città resta un obiettivo primario, a patto che non danneggi la libera iniziativa economica degli altri player.

















