Nel giorno della Congiura delle polveri divenuta celebre per il film “V per Vendetta”, la rete italiana degli hacker di Anonymous ha violato i database della Camera dei deputati, la prefettura di Napoli, l’ordine degli avvocati di Arezzo, Grosseto e Perugia, l’agenzia per l’Ambiente in Abruzzo e Puglia e molti altri siti. Stylo24 ha avuto modo di parlare con Livio Varriale, autore del libro “La prigione dell’umanità. Dal deep web al 4.0, le nuove carceri digitali”, che, con il suo blog matricedigitale.it e il suo canale YouTube, con all’attivo più di 500 video sull’argomento, ha modo di essere uno dei maggiori esperti nel mondo del giornalismo tecnologico. Che ha dato una diversa prospettiva della vicenda legata alla Prefettura di Napoli, non soffermandosi solo sulla forma, ma giungendo a una sostanza in grado di far nascere più di una preoccupazione.

“Prima di tutto, va sottolineato come gli Anonymous – afferma Varriale – hanno bucato un sito diverso da quello del Ministero dell’Interno, ovvero utgnapoli.it e non http://www.prefettura.it/napoli/multidip/index.htm, che è quello gestito dal ministero dell’Interno. Ciò significa che è stata mostrata una negligenza da parte degli amministratori del sistema della Prefettura di Napoli che nasce da una circolare del 2008, che obbligava le Prefetture ad avere una piattaforma interna al sito del Ministero dell’Interno. E questo poteva essere superato solo con una deroga, ma adesso c’è da capire prima di tutto se questa deroga è stata rilasciata”.

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Livio Varriale

“Non va dimenticato – aggiunge – che parliamo, nel caso del sito della Prefettura utgnapoli.it, di un portale sviluppato in Joomla, ovvero una piattaforma free come WordPress, nota per essere bucata facilmente dai pirati informatici. Il problema sorge effettivamente sul fatto che nel database è possibile vedere molti utenti che fanno parte dei Comuni, in quanto sul sopracitato sito ci sono tanti servizi collegati ad attività anche di semplice lettura delle circolari, incontri con il prefetto, ecc. E molti di questi account sono stati rimandati dal Ministero dell’Interno stesso, in quanto dal sito del Viminale ci sono link che puntano a quello della Prefettura di Napoli, a sua volta non gestito dalla struttura dell’Interno. Se un pirata informatico avrà acquisito le password di coloro che hanno utilizzato profili di iscrizione con delle mail con nome e cognome, potrà fare tranquillamente una ricerca parallela su tutti i siti istituzionali che li vedono iscritti, violando i profili e creando danni dal punto di vista della sicurezza locale, ma anche nazionale”.

“La questione spinosa della Prefettura di Napoli – conclude – fa comprendere come in un momento di trasformazione digitale, uno dei più alti organi presenti nello scenario politico e amministrativo del nostro Paese, collegato alla sicurezza dell’Interno, sia stato strutturato come un colabrodo”.

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