sabato, Maggio 21, 2022
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«Andò davanti alla cella di Cutolo e disse: puoi ammazzarmi anche qua»

LA STORIA DELLA CAMORRA – La frase che Raffaele Catapano (ex affiliato alla Nco) attribuisce a Renato Vallanzasca nel corso di un confronto in aula

di Giancarlo Tommasone

L’ex capo della banda della Comasina, Renato Vallanzasca, da più di un pentito, è stato accusato di presunta affiliazione alla Nco del boss Raffaele Cutolo. Ma, su questo versante, i riscontri (alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia) sono stati pressappoco inconsistenti, e non si è riusciti mai ad accertare che il bel René (alias affibbiato a Vallanzasca dalla stampa) fosse stato «legalizzato» (vale a dire introdotto nella organizzazione criminale).

Le accuse di Raffaele Catapano,
che prima di pentirsi era conosciuto
con l’alias di boia delle carceri

Del resto, i rapporti tra lui e il camorrista di Ottaviano, sarebbero stati sempre alquanto tesi, o di di fredda distanza, quando per un periodo, i due, sono stati ospiti della stesso penitenziario, quello di Ascoli Piceno. A descrivere detti rapporti, nel corso di un confronto in aula con Vallanzasca – siamo nella primavera del 1985 – è Raffaele Catapano, ex boia delle carceri dei cutoliani, poi passato a collaborare con lo Stato. Catapano dice di aver appreso le notizie relative all’affiliazione nella Nco, dai sodali più vicini a Vallanzasca, quelli che quest’ultimo definisce dei veri e propri «fratelli».

Rapporti tesi
nel penitenziario
di Ascoli Piceno

«A dirmi queste cose sono stati i tuoi amici, i tuoi fratelli, in particolare Vito Pesce (uno degli uomini più fidati di Vallanzasca, ndr). Mi hanno detto pure che all’inizio, prima che diventassi un fiancheggiatore della Nco, i rapporti tra te e Cutolo erano molto tesi, e che quando stavi ad Ascoli, Cutolo ti voleva far uccidere». «E mi hanno detto, sempre i tuoi amici – continua Catapano –, che un giorno, tu (Vallanzasca) sei andato fuori alla cella di Raffaele Cutolo e hai detto: se devo morire, posso farlo anche qua». Va specificato, che nel corso del confronto, Vallanzasca nega sia l’ultima circostanza, che quella relativa a una sua presunta affiliazione alla Nco, limitandosi a sottolineare come ci siano stati sempre distanza, al massimo, rapporti formali, tra lui e Cutolo, che qualche mese prima (in aula, sempre per il cosiddetto processo Tortora), aveva definito «antipatico».

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schiaffeggiò in carcere Renato Vallanzasca

«Quando stavo ad Ascoli, la notte scrivevo fino a tardi, e la mattina non andavo a passeggio, preferivo il pomeriggio. E quindi non mi ricordo di aver incontrato Cutolo, che invece, si recava all’aria proprio durante il periodo mattutino. Del resto, credo, eravamo come due galli nello stesso pollaio, la nostra convivenza all’interno del medesimo carcere era difficile, e io preferivo starmene per i fatti miei, con quelli del mio gruppo», spiega Vallanzasca. Secondo lui, poi, la Nco avrebbe avuto bocca assai buona quando si trattava di nuovi membri da legalizzare: «Vi siete presi gente senza gambe, disperati, avete affiliato cani e porci». Dice Vallanzasca, rispondendo alle accuse rivoltegli da Catapano.

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