Per affrontare i rivali, il clan Sibillo progetta una spedizione a difesa della piazza di spaccio (foto di repertorio)

Le intercettazioni di tre giovani ras, lo scontro per il controllo del territorio del centro storico tra clan Sibillo e Mazzarella

Lo scontro tra due clan di camorra per il controllo del centro storico a Napoli, da una parte fa schierare il clan Sibillo (guidato fino al momento della morte, dal baby-boss Emanuele Sibillo, anche detto ES 17, ucciso all’età di 19 anni il due luglio del 2015), dall’altra i componenti del gruppo Mazzarella, che insidiano le postazioni della cosca di Forcella, messa alle strette da una operazione che, nel marzo del 2019, l’ha praticamente scompaginata.

Molte delle intercettazioni allegate alla nuova inchiesta – quella che lo scorso aprile ha portato all’esecuzione di 21 misure di custodia cautelare – danno la cifra della difficoltà del clan Sibillo a organizzare la difesa e impedire che i Mazzarella prendano il possesso della zona precedentemente sotto il controllo dei forcellesi. A ritrovarsi improvvisamente al vertice del gruppo che ha la storica roccaforte in Vico Santi Filippo e Giacomo, sono Emanuele Irollo, Carmine Motti e Fabio Rivieccio.

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La difesa della piazza di spaccio

I tre giovani ras, il 30 marzo del 2019, vengono intercettati mentre si organizzano per attaccare i Mazzarella e scacciarli da Piazza Bellini, dove da tempo, è stata allestita una piazza di spaccio. Nell’ordinanza a firma del gip Luana Romano, è possibile leggere: «Emanuele Irollo riceve una telefonata da parte di (un pusher) che lo avvisa di essere stato avvicinato da appartenenti al clan Mazzarella, verosimilmente intenzionati ad imporgli il pagamento della “settimana” sull’attività di spaccio in Piazza Bellini. Infatti, (il pusher) chiede a Irollo, a cui, come si è visto, paga regolarmente per poter vendere stupefacente in Piazza Bellini, di “farsi vedere” in quella zona, per mettere in fuga i rivali». Il clan Sibillo, dunque, si organizza per respingere l’offensiva. «Scendi, fai presto perché vogliono picchiare Emanuele dell’erba(il pusher, ndr)», dice Irollo a Motti, al quale ha telefonato.

Irollo allerta anche Rivieccio, e poi chiama di nuovo Motti. Si organizzano per andare a comprare delle mazze da baseball «dal cinese ai Ponti Rossi», e dicono che proveranno a ingaggiare pure un tale non meglio identificato cioccolata. Quest’ultimo, a detta di Motti, è particolarmente «bravo a menare le mani. Ce lo portiamo appresso». L’obiettivo principale del raid che stanno organizzando è Antonio Iodice (detto ’o chiuovo, ovvero il chiodo), che opera per conto dei Mazzarella.

Irollo dice al sodale: «Andiamo a Piazza Bellini, solo con le mani (senza portarsi armi, ma con l’intenzione di portare con loro le mazze da baseball, ndr)». «Quelli (i Mazzarella, ndr) vengono e noi li ammazziamo proprio», gli fa eco Motti. «Quelli vengono senza niente (senza armi, ndr). Ce li dobbiamo prendere (…) Arriviamo quattro o cinque di noi, li prendiamo e li ammazziamo proprio», aggiunge Irollo.

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