Lucia Fortini, assessore alla Scuola, alle Politiche sociali e alle Politiche giovanili della Regione

L’intervista imbarazzante resa dall’assessore regionale: è il governatore a decidere

di Giancarlo Tommasone

Nelle scorse ore, il Tar ha accolto il ricorso presentato dai No Dad, bocciando il governatore Vincenzo De Luca. Da lunedì prossimo, in Campania, è a questo punto, prevista la didattica in presenza per tutti gli studenti di elementari e medie. Mancavano dai banchi dal mese di ottobre 2020, una decina di giorni appena di lezioni (dopo un anno profondamente inficiato dal lockdown), poi sugli istituti della regione, è calata di nuovo l’oscurità imposta dai diktat di chiusura del numero uno di Palazzo Santa Lucia. Stamattina, quando ancora era incerto, e per niente scontato, l’esito del ricorso, sul quotidiano Il Mattino è stata pubblicata l’intervista resa dall’assessore regionale alla Scuola, Lucia Fortini.

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Che, ci passi il termine, ha rilasciato, in stragrande maggioranza, dichiarazioni assai imbarazzanti, che fanno emergere una vera e propria auto diminutio rispetto alla considerazione del ruolo che ricopre. Afferma Fortini:  «Il mio ruolo istituzionale è avanzare proposte… A decidere, dopo aver ascoltato tutte le parti, è soltanto il presidente De Luca». Si tratta di una chiara ammissione di assoluta irrilevanza, sia politica che amministrativa, da parte della delegata, alla quale viene da domandare: perché non rimette il mandato, visto che, come dice, ha le mani completamente legate dal punto di vista propositivo e decisionale?

Un assessore, vogliamo ricordare a Fortini, si chiama così perché è incardinato in un organo collegiale che si chiama Giunta, e che serve a prendere decisioni sulla base di convergenza di opinioni. Non siamo in una monarchia parlamentare, dove il parlamento fa le proposte, però è il re decide. La dichiarazione che abbiamo riportato è inoltre mortificante dal punto di vista della figura della donna, perché Fortini fa passare il messaggio che è completamente «subalterna» a De Luca.

Ma andiamo avanti con l’intervista. Se fosse stata lei a decidere, dice l’assessore, dall’undici gennaio avrebbe portato in aula tutte le classi della primaria, lunedì scorso sarebbe toccato alle secondarie di primo grado e lunedì prossimo, a quelle di secondo grado. «Ma – ribadisce Fortini – non sono io a decidere, i timori da parte dell’Unità di crisi sono molti». Certo, l’Unità di crisi, vedi pure Comitato tecnico scientifico, di cui, poche ore fa Stylo24 ha riportato i nomi dei componenti: nell’organismo (coordinato da un geologo) che decide il destino di quasi un milione di studenti, siedono appena un infettivologo, e poi due avvocati, dg delle Asl, e perfino il capo dell’Ufficio stampa del governatore.

Non sappiamo a che titolo, e con quali competenze siano stati inseriti nel Cts, professionisti che nulla hanno a che fare con la materia sanitaria, e in base a quali criteri l’Unità di crisi, ragioni, e processi i dati. Relativamente, poi, al potenziale pericolo di sovraffollamento di strade e mezzi pubblici, che Fortini teme, si potrebbe verificare all’improvviso, vorremmo ricordarle che già da un mese il Governo, ha dato indicazioni precise ai prefetti per organizzare i trasporti. Che a settembre non si sono certo ingolfati a causa degli studenti, visto che sono tornati a scuola solo ad ottobre e per una decina di giorni. E quindi cosa significa «all’improvviso?». Dobbiamo forse immaginare che gli studenti di medie e superiori non torneranno più tra i banchi, secondo questa visione delle cose?

Fortini parla anche di un rischio troppo alto, ma sulla base di quali indicazioni? Sempre quelle del Cts? E soprattutto c’è da sottolineare: i veri dati sulla incidenza delle scuole nel quadro totale del contagio, sono quelli nazionali e internazionali, che attestano come gli istituti didattici incidano pochissimo sulla curva epidemiologica. L’assessore alla Scuola fa intendere, quindi, che boccia il piano prefettizio relativamente al ritorno in aula, ma quando un progetto si boccia, si deve avere qualcosa da proporre. E cosa propongono la Regione e la Fortini, al riguardo? Il nulla.

Affrontando, invece, la questione screening, l’assessore dice che in Campania, siamo a buon punto. Le ricordiamo, che il monitoraggio su personale docente, personale ata e studenti da far rientrare in classe, avrebbe dovuto concludersi a settembre del 2020, siamo a gennaio del 2021 e Fortini ha il coraggio di dire «siamo a buon punto». Ma la comprendiamo, non è lei che fa proposte e prende decisioni, non è lei che ha queste responsabilità. Mica è lei l’assessore alla scuola di una delle maggiori regioni d’Italia e d’Europa? Ah, sì, pardon, è lei.

E’ lei, assessore silente di una Giunta monocratica a gestione deluchiana, che, quando ancora non si conosce l’esito della decisione del Tar, non può permettersi di fare indebite «pressioni» – anche se esternate  sotto forma di mera valutazione personale – su un organo giurisdizionale chiamato a valutare la validità della chiusura delle scuole in Campania. Per far comprendere la gravità – a nostro avviso – dell’ultima dichiarazione della Fortini, riportiamo il testuale dell’intervista, «se fossi un presidente di un tribunale, non mi prenderei questa responsabilità».

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