Show del boss Zagaria in aula tra minacce e messaggi nascosti
Il capo del clan dei Casalesi, Michele Zagaria

Centomila euro di anticipo e 10mila euro al mese per mantenere il controllo del business del latte in provincia di Caserta

Anche il potentissimo boss Michele Zagaria doveva piegarsi alla famiglia Schiavone. A parlarne è il pentito casalese Massimiliano Caterino in un interrogatorio, datato 10 giugno 2015, ai pm antimafia di Napoli. Raccontando dei suoi rapporti con Zagaria, Caterino spiega di aver avuto rapporti diretti con il nipote del ras, Filippo Capaldo. Relazione d’affari che comincia “a partire dalla fine degli anni 90 allorquando egli venne, per diretta volontà di Michele Zagaria, a gestire la Euro Milk”. Ovvero una “società con cui Zagaria riciclava i proventi del clan e con cui aveva concluso un importante affare legato alla distribuzione, su tutto il territorio della provincia di Caserta, del latte Berna-Matese”, afferma ancora il collaboratore di giustizia. Ma anche uomini del clan, per quanto temuti, devono sottostare alla legge del più forte. E per questo, “Zagaria stringe un patto con Francesco Schiavone detto Cicciariello in forza del quale Michele Zagaria gli versava 100mila euro una tantum e 10mila euro al mese”. Era proprio Caterino a provvedere a “ritirare da Filippo Capaldo i 10mila euro mensili e li portavo a Schiavone”. Di questo accordo, conclude il pentito, “eravamo a conoscenza solo io, Filippo Capaldo, Michele Zagaria, Francesco Schiavone e i suoi figli Paolo e Luigi”.