lunedì, Dicembre 5, 2022
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Anche a Napoli c’è il cimitero dei bambini mai nati

I bambini mai nati vengono seppelliti nel cimitero senza informare le famiglie

di Maria Neve Iervolino

Anche Napoli ha il suo cimitero dei bambini mai nati. A Poggioreale otto riquadri con centinaia di piccole croci di legno custodiscono, per un periodo che va dai tre ai dieci anni, i bambini nati morti o feti frutto di aborto.

Nel Campo Santo napoletano croci sgangherate si alternano a lapidi in marmo recanti nomi e cognomi dei piccoli defunti. Qui, infatti, al contrario di quanto avviene in altre parti d’Italia, le croci non riportano i nomi delle madri, ma numeri, disegnati con il pennarello e spesso cancellati da vento e pioggia. Alcuni genitori, informati fortuitamente della pratica, decidono in autonomia di curare la tomba ma la maggior non viene mai a sapere dell’esistenza di questi luoghi.

Le madri in ospedale non vengono informate della sorte dei feti dopo l’aborto e, che si tratti di interruzione terapeutica o volontaria, i piccoli vengono portati a Poggioreale e inumati, all’insaputa dei genitori.

I genitori possono conoscere l’esatta sepoltura del piccolo abortito recandosi alla Polizia mortuaria: in un registro le generalità della madre e la data di qualche giorno successiva all’aborto coincidono con il numero scritto sulla croce di legno. Lo stato di degrado al quale sono lasciati dopo la sepoltura spesso rende difficile per i genitori trovare i figli, soprattutto se l’aborto è avvenuto anni prima.

In Italia il “prodotto abortivo” può essere seppellito nel cimitero entro 24 ore dall’espulsione presentando domanda all’Asl competente. Se questo non avviene il feto dovrebbe essere smaltito, a norma di legge, tra i rifiuti speciali, tuttavia una circolare del 16 marzo 1988, firmata dall’allora ministro della salute Carlo Donat-Cattin, stabilisce che “Il seppellimento deve di regola avvenire anche in assenza di richiesta dei genitori”. In tutta Italia i movimenti pro-life, ispirandosi a questa disposizione, si sono fatti carico della sepoltura dei feti abortiti, reclamandoli alla scadenza delle 24 ore concesse ai genitori per esercitare il loro diritto. L’uso di questa pratica da parte delle associazioni religiose è emersa nella vicenda del cimitero delle croci bianche a Roma, ma al momento non è chiaro se questo sia il caso anche del cimitero di Poggioreale. Dovrebbe essere infatti il regolamento di Polizia mortuaria del Comune a stabilire le modalità di tali sepolture e se queste debbano essere affidate, in casi specifici, a soggetti terzi. Invece, il regolamento in vigore a Napoli dal 2006 stabilisce esplicitamente che nel disporre della salma abbia prevalenza la volontà del defunto o dei familiari, e che, chi esercita la funzione di sepoltura “è tenuto a dichiarare d’agire in nome, per conto e col preventivo consenso di tutti gli altri eventuali aventi titolo”, cosa che però per i bimbi mai nati di Poggioreale non avviene.

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