L'Hotel Mary a Vico Equense

La denuncia di Claudio d’Esposito, referente del Panda in penisola sorrentina: l’autorizzazione del Comune di Vico Equense non avrebbe mai potuto essere concessa

di Fabrizio Geremicca

«L’opera è autorizzata dal Comune di Vico Equense, ma quell’autorizzazione non avrebbe mai potuto essere concessa perché si basa su una delibera del Consiglio comunale approvata nel 2016 che deroga al piano regolatore generale. E’ indiscutibile  che il Consiglio comunale di Vico Equense  non aveva competenza ad approvare una deroga al piano regolatore generale la quale di fatto costituisce una deroga al piano urbanistico territoriale». E’ un passaggio della denuncia che il Wwf ha inviato il 7 agosto scorso alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata in merito ai lavori in corso nell’Hotel Mary. L’intervento è definito dalla tabella di cantiere «riqualificazione ed ampliamento della capacità ricettiva». Committente Hotel Mary srl, ha avuto il via libera dall’amministrazione comunale con il permesso a costruire numero dieci del 7 febbraio 2018. «I lavori – lamenta Claudio d’Esposito, referente del Panda in penisola sorrentina – hanno comportato la realizzazione di una enorme area terrazzata con volumi sottostanti che è visibile  addirittura dall’altra parte del vallone di Seiano». Sarà ora la Procura della Repubblica guidata da Nunzio Fragliasso, che ha grande esperienza e spiccata sensibilità in materia di reati ambientali, ad approfondire la vicenda. 

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Quello dell’Hotel Mary, peraltro, secondo il Wwf, non sarebbe l’unico caso di autorizzazioni concesse con leggerezza dal Comune vicano. «Da alcuni mesi – dice Claudio d’Esposito – sono in corso imponenti lavori in prossimità della Marina di Vico, precisamente in Via Colombo, finalizzati a ricostruire un immobile abusivoche era stato distrutto da un incendio e per il quale l’amministrazione comunale ha ritenuto di  concedere anche un incremento delle cubature». I lavori ai quali fa riferimento l’associazione ambientalista sono stati autorizzati sulla base del permesso di costruire  in sanatoria numero 1 del 20 gennaio 2016 rilasciato a Giovanni, Antonio e Giuseppina Migliaccio e alla società  Sofram che ha come amministratore unico Giovanni Migliaccio. Il condono al quale si fa riferimento è il primo, quello che fu varato dal governo Craxi nel 1985. Il permesso autorizza i privati a dar vita ad un fabbricato su due livelli adibito a civile abitazione, ad un secondo manufatto adibito parte a civile abitazione e parte ad officina meccanica, ad un nuovo ristorante . Per quest’ultimo è previsto l’ampliamento delle cubature rispetto alla struttura che si era incendiata tempo fa e che si chiamava La Pagliarella. C’è anche una richiesta in variante per realizzare parcheggi interrati da parte dei privati, sulla quale dovrà esprimersi la Sovrintendenza.  A sostegno della decisione di rilasciare il permesso di costruire in sanatoria l’amministrazione vicana ha richiamato quattro anni fa il parere favorevole rilasciato a maggio 2014 dalla commissione edilizia integrata del Comune. Quest’ultima aveva dato il via libera alle ruspe  sostenendo che l’impatto sarebbe stato limitato dalla circostanza che i manufatti «non si elevano in maniera vistosa, perché c’è unico livello fuori terra». Aveva inoltre fatto riferimento ad un precedente parere della medesima commissione edilizia, risalente al 2010, nel quale si richiedeva «apposito progetto di riqualificazione ai sensi del protocollo tra la Regione Campania e la Sovrintendenza».  Tale progetto che era poi pervenuto, a detta della commissione edilizia, garantiva «un migliore inserimento dei manufatti sotto il profilo paesaggistico».  Secondo il Panda, però,  il permesso in sanatoria rilasciato ai proprietari della ex Pagliarella dal Comune nel 2016 presenta profili piuttosto discutibili e non è escluso che anche su questa vicenda scatti una denuncia in Procura affinché l’autorità giudiziaria verifichi se tutte le carte siano a posto. Altro fronte caldo del Comune vicano, sottolinea l’associazione ambientalista, è quello del vallone di Seiano, dove un cementificio e un deposito di materiale edile avrebbero determinato gravi compromissioni del paesaggio, per di più in una zona caratterizzata anche da elevato rischio idrogeologico. Il paesaggio, insomma, è più che mai sotto l’attacco del cemento a Vico Equense, secondo il  Panda.  «La non collaborazione degli uffici comunali nel garantire l’accesso agli atti per la verifica dei progetti e che frappongono mille ostacoli pretestuosi – conclude d’Esposito –, complica l’azione di tutela dell’ambiente da parte della mia associazione».