Le preregate superano le 250mila presenze. Sport e Salute guarda già alla Coppa e vuole trasformare Napoli nella casa mondiale della vela
Prima è arrivata la folla. Adesso arrivano i conti. Più di 250mila persone al Race Village, decine di migliaia di spettatori dal mare e migliaia di imbarcazioni nel Golfo hanno dato all’America’s Cup napoletana una dimensione che ha superato le attese. E mentre si smontano le strutture delle preregate, il pensiero corre già alla sfida vera, con un impatto economico stimato fino a 1,7 miliardi.
La prima vittoria è arrivata sulla banchina
Il Race Village ha registrato 252.520 visitatori. Dal mare gli spettatori sono stati 26.373, con 2.490 imbarcazioni presenti nel Golfo e una media di 22 superyacht al giorno.
Tra terra e acqua le presenze hanno sfiorato quota 279mila. Il confronto proposto da Sport e Salute con Barcellona rende ancora meglio le proporzioni: circa 33mila accessi al Race Village catalano contro oltre 252mila a Napoli.
Stylo24 ha raccontato il Golfo trasformato in uno stadio per la vittoria di Luna Rossa. Per qualche giorno la vela ha smesso di essere uno sport per appassionati ed è diventata una faccenda di città.
Sui numeri del pubblico Napoli lascia Barcellona alle spalle
La media giornaliera è stata di circa 63mila visitatori, contro gli 8mila dell’appuntamento catalano. Nel giorno di punta si sono superate le 120mila presenze.
Sono aumentate anche le barche degli spettatori. Le regate sono state seguite da 225 giornalisti arrivati da 14 Paesi, mentre i contenuti social hanno superato 20 milioni di visualizzazioni.
Sport e Salute ha certificato il superamento delle 250mila presenze al Race Village, leggendo la preregata come un assaggio di ciò che potrà accadere con l’evento principale.
La previsione economica sale fino a 1,7 miliardi
È dalla risposta del pubblico che nasce anche la revisione delle stime. Prima delle preregate si parlava di un impatto non superiore a 1,2 miliardi. Ora la previsione oscilla tra 1,4 e 1,7 miliardi, sommando ricadute dirette, indirette e indotto.
La prova generale ha mosso 700 addetti all’organizzazione e oltre mille tra steward, operatori della sicurezza e volontari. L’investimento è stato di 10 milioni, mentre il Race Village ha occupato circa 70mila metri quadrati.
Con la Coppa vera cambieranno le proporzioni. Cresceranno le basi di Bagnoli, si allargheranno Race e Fan Village e soprattutto aumenterà il tempo di permanenza dei team.
Bagnoli diventa il cuore operativo della Coppa
La scommessa, a questo punto, si sposta verso l’area occidentale della città. È lì che le basi dei team diventano parte integrante della trasformazione legata all’America’s Cup.
Stylo24 aveva anticipato la costruzione delle basi e il nuovo assetto del campo di gara tra Posillipo e Castel dell’Ovo. Con l’arrivo degli AC75 cambierà anche ciò che il pubblico vedrà in acqua.
Gli AC40 delle preregate misurano circa 12 metri e vengono utilizzati in configurazione one-design. Gli AC75 arrivano invece a circa 23 metri, corrono sui foil e sono le barche attorno alle quali si gioca davvero la Coppa.
Nepi guarda già oltre e vuole la vela a Napoli fino al 2029
Diego Nepi Molineris non nasconde l’ambizione: «Vogliamo che Napoli diventi la casa dell’America’s Cup e la capitale mondiale della vela e stiamo già lavorando perché questo obiettivo possa diventare realtà almeno fino al 2029. La regata preliminare è stata il teaser di quello che possiamo costruire».
Poi torna sull’organizzazione: «L’Italia ha dimostrato una straordinaria capacità organizzativa, mettendo insieme istituzioni, competenze, infrastrutture, territorio e pubblico».
Il passo successivo è trasformare il successo di pochi giorni in un rapporto più stabile tra i team, la città e il sistema italiano della vela.
Mezzaroma mette l’Italia accanto ai sette team
Marco Mezzaroma lega i numeri al lavoro svolto insieme dalle istituzioni: «C’è grande soddisfazione per i dati presentati da Sport e Salute sulla regata preliminare: numeri importanti, che raccontano il successo dell’Italia e di Napoli».
Poi allarga il discorso alla Coppa vera e propria: «Ci saranno sette team in gara e l’Italia sarà ancora una volta al loro fianco, come l’ottavo team in gara».
La formula racconta bene l’obiettivo degli organizzatori: far percepire l’evento come qualcosa che appartiene alla città e non come una competizione arrivata dall’esterno.
Intanto la Coppa prova a lasciare qualcosa anche lontano dal mare
Il progetto si è già mosso fuori dal lungomare. A Casalnuovo è nato un playground gratuito per basket, calcio e arrampicata. A Casoria sono state realizzate nuove aree sportive. A Caivano centinaia di ragazzi hanno incontrato la vela attraverso attività e simulazioni di navigazione.
Nepi ha riassunto il senso dell’operazione con un’immagine semplice: «Abbiamo portato il mare dove il mare non c’è».
L’idea è fare in modo che una parte dell’eredità dell’America’s Cup resti sul territorio anche dopo l’ultima regata.
Dagli AC40 agli AC75 comincia un’altra competizione
Quando arriverà il momento della Coppa, la sequenza agonistica partirà dalle prove in flotta degli AC75. Poi toccherà ai round robin della Louis Vuitton Cup, al ripescaggio, alle semifinali e alla finale che sceglierà il Challenger.
Nel programma entrano anche Youth America’s Cup e Women’s America’s Cup, entrambe con gli AC40. L’organizzazione ufficiale dell’America’s Cup conferma Napoli come sede della Louis Vuitton Cup e del Match, con Emirates Team New Zealand nel ruolo di Defender.
Chi vincerà la selezione degli sfidanti si guadagnerà il diritto di affrontarlo per la Coppa.
Dopo la festa sul lungomare arriva la prova più difficile
Il calendario porterà Napoli dalle regate di flotta ai match race fino alla serie conclusiva al meglio delle tredici prove. Serviranno sette vittorie per alzare il trofeo.
Prima di arrivarci, però, la città dovrà trasformare l’entusiasmo delle preregate in una macchina capace di funzionare per settimane, gestire milioni di visitatori e accogliere sette basi operative.
Il pubblico ha già risposto. Adesso tocca all’organizzazione dimostrare che quella folla sul lungomare non è stata un’eccezione, ma l’inizio della vera America’s Cup napoletana.
















