L'amministratore di Napoli Holding, Amedeo Manzo
L'amministratore di Napoli Holding, Amedeo Manzo

C’è una cosa che l’amministratore di Napoli Holding, Amedeo Manzo, potrebbe fare dopo che il piano di salvataggio dell’Anm è saltato, piano da lui suggerito e avallato: dimettersi. Salverebbe così l’immagine di un tecnico terzo e indipendente, chiamato al capezzale della galassia partecipate del Comune di Napoli, che nulla ha a vedere coi modi di dire e di fare dei politicanti. Che, pur di conservare poltrona e stipendio (circa 50mila euro all’anno), fanno come il Candide di Voltaire: si convincono di vivere nel migliore dei mondi possibili.
Le interviste di Manzo di questi ultimi due mesi, smentite dai fatti, e le previsioni sulla capacità di risanare l’Anm semplicemente aumentando il costo dei biglietti e ripristinando i controllori a bordo, come un tempo, hanno restituito l’immagine di un manager lontano dall’operatività e dalla conoscenza della macchina, incapace di dialogare coi sindacati. Che, non a caso, stanno pezzo a pezzo stracciando l’accordo sottoscritto appena un mese fa o giù di lì.

La sede dell'Anm a Fuorigrotta
La sede dell’Anm a Fuorigrotta

Un accordo che di per sé sarebbe già nullo considerata la bocciatura che l’Autorità per la concorrenza ha inflitto all’analogo piano Atac che puntava, come l’Anm, a ripianare i debiti spalmandoli su un arco temporale superiore alla durata del contratto di servizio. Tra Comune e Anm, il contratto di servizio scadrà nel 2019 e, quindi, non si potrà arrivare al 2023 come immaginato dagli “strateghi” dell’Amministrazione durante la trattativa.
L’amministratore di Napoli Holding non ha più colpe di de Magistris o di Maglione o di Ramaglia, ma non ne ha meno. Visto che lui un lavoro ce l’ha, fa il banchiere alla Bcc, potrebbe tranquillamente dire addio alla politica.

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