L'amministratore unico di Napoli Holding, Amedeo Manzo

di Giancarlo Tommasone

A sei mesi dal traguardo, fissato al 2019, l’anno in cui Napoli sarà incoronata «capitale mondiale del trasporto pubblico» (Giggino dixit), la città fa i conti pure con le funicolari che salgono e scendono a singhiozzo. Mergellina ieri ha fatto segnare il quarto giorno di stop, dopo la raffica di certificati di malattia dei dipendenti «piovuti» in azienda in concomitanza con la giornata di sciopero del 22 giugno; stessa situazione anche per quella di Chiaia centrale.

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Entrambe le linee hanno potuto garantire le corse fino alle 14.10, poi lo stop. Per non parlare dell’impianto di Montesanto che – sempre per il personale ammalato – venerdì scorso (quello dell’astensione, appunto), non ha potuto nemmeno funzionare durante le fasce di garanzia.

Il trasporto pubblico è tra le principali cartine di tornasole di una metropoli, ma a Napoli, purtroppo ci si è ormai rassegnati alle deficienze.

In tutto questo caos, è praticamente sparito dalla scena, Amedeo Manzo, l’amministratore unico di Napoli Holding, l’azienda che raggruppa tutte le partecipate del Comune. Manzo, potrebbe aiutare a fare chiarezza su quanto sta capitando alla mobilità partenopea, che oltre ai problemi con le funicolari, deve affrontare quello atavico della Metro e la battaglia quotidiana (combattuta dai pendolari) del trasporto su gomma. In dieci anni il numero dei pullman, a Napoli, si è praticamente assottigliato arrivando appena all’impiego di circa 250 mezzi.

Dal display l’annuncio di uno sciopero

In città viaggia sui bus, senza biglietto, il 54% degli utenti, in provincia ci si attesta sul 70% di «portoghesi». Manzo fu scelto appena un anno fa, per rilanciare le partecipate partenopee, ma la situazione è praticamente al collasso. Restando sulla Anm, che si trova in stato di concordato preventivo, non bisogna dimenticare che la linea 6 è chiusa dal 2013.

La funicolare centrale chiusa per malattia

Ciononostante la «tratta fantasma» costa un milione di euro l’anno. In concordato preventivo è pure un’altra partecipata napoletana, il Centro agroalimentare (dislocato a Volla). In gravi difficoltà anche Napoli Servizi, impossibilitata perfino a effettuare la manutenzione degli alloggi del patrimonio comunale.

Senza parlare di Asìa e della differenziata, ferma ancora a poco più del 31% (secondo i dati pubblicati sul sito dell’Osservatorio regionale sulla gestione dei rifiuti e relativi al 2016).

Tutte le aziende appena nominate sono sotto la supervisione di Napoli Holding, ma il supervisore, come detto è sparito dai radar e non se ne ha più traccia da diversi mesi. Tanto dura il periodo di silenzio, dietro il quale sembra essersi trincerato. Non è nemmeno intervenuto per fare un bilancio a un anno dall’incarico, Amedeo Manzo, rieletto a maggio scorso, presidente della Banca di credito cooperativo di Napoli.

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