venerdì, Agosto 12, 2022
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Amato-Pagano, il trucchetto del boss: «Si finse tossico e non andò in carcere»

Il tecnico specializzato nella bonifica di microspie svela i segreti della faida della 167 di Arzano: «Così Renato Napoleone ha ottenuto i domiciliari, si era procurato anche la documentazione idonea»

di Luigi Nicolosi

Un escamotage diabolico, grazie al quale il ras di Arzano è riuscito, in un colpo solo, a evitare la detenzione e a riprendersi la leadership del clan: «Per quanto a mia conoscenza Renato Napoleone non è un tossicodipendente, ma si è procurato idonea documentazione per evitare il carcere e andare in cominità», parola del neo pentito Tsvetan Sabev, l’uomo che per anni si è occupato di bonificare dalle cimici delle forze dell’ordine i covi dei capi del clan Amato-Pagano.

A rivelare l’inedito retroscena è stato dunque uno degli uomini che godeva della massima fiducia da parte dei vertici degli Scissionisti. È a Sabev, infatti, che i ras dell’hinterland a Nord di Napoli affidavano le sorti della propria libertà. Di recente, però, Sabev ha deciso di passare tra le fila dei collaboratori di giustizia e proprio le sue dichiarazioni hanno contribuito in maniera determinante allo sviluppo dell’inchiesta che pochi giorni fa ha consentito di azzerare la cupola della cosca, in particolare la fazione attiva nella zona di Arzano, cioè i gruppi Cristiano e Monfregolo.

È il 19 settembre del 2019 quando Sabev, sottoposto a un lungo interrogatorio, affida agli inquirenti della Dda di Napoli una circostanziata descrizione del ponte di comando del clan della 167 di Arzano, zona epicentro dell’ultimo faida che da mesi sta gettano nello scompiglio l’hinterland nord: «Conosco Renato Napoleone, è un affiliato di spicco del clan Amato-Pagano; so che insieme a Francesco Paolo Russo detto “Cicciotto ha occupato Arzano commettendo anche delitti di sangue; dopo il suo arresto e collocazione in comunità per tossicodipendenti ho auto contatti con lui». Ed è a questo punto che il pentito rivela il singolare escamotage a cui sarebbe il ricorso il capozona: «Per quanto a mia conoscenza Napoleone non è tossicodipente, si è procurato idonea documentazione per evitare il carcere e andare in comunità. Io sono andato nelle comunità presso le quali Napoleone ere agli arresti domiciliari per effettuare bonifiche, in particolare in quella in Calabria, a Roma e a Napoli».

L’ordine di effettuare quel tipo di intervento sarebbe tra l’altro partito dai piani alti della cosca: «L’ho ricevuto – ha messo a verbale Sabev – sia dai capi Amato-Pagano, ma non ricordo con precisione da chi, sia dai vertici di Arzano, ossia Pasquale, il padre Pierino e tale Giuseppe. Non sono stato pagato da Napoleone in quanto lo ritenevo intraneo al clan Amato-Pagano. Le bonifiche hanno avuto tutte esito negativo». In un successivo passaggio il collaboratore di giustizia indica senza esitazione quelli che, a suo dire, sarebbero gli ultimi capi della cosca: «Gli attuali reggenti del gruppo di Arzano, o meglio quelli che io ho conosciuto, ossia Pasquale, il padre Pierino e Giuseppe, erano prima alle dipendenze di Napoleone e poi sono divenuti reggenti».

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