La nota.

“La dirigente scolastica ha accolto l’allievo da febbraio 2019. L’alunno ha sempre ricevuto maggiori attenzioni e cure da parte della maestra, rispetto agli altri bimbi della sua età, poiché seppur non certificato al momento dell’iscrizione presso la scuola materna, il piccolo presentava difficoltà cognitive e problemi comportamentali palesati dalla madre”. E’ quanto fa sapere l’avvocato Franzese, legale della maestra e della dirigente scolastica del bimbo con sospetto autismo escluso da una recita a scuola. “Le maggiori attenzioni e cure gli hanno permesso di fare grandi passi in avanti – sottolinea il legale – per la sua educazione e crescita, tanto è vero che la madre del piccolo si è sempre complimentata definendo gli sviluppi fatti dal minore come un vero ‘miracolo'”. “Ne è prova – spiega l’avvocato Franzese – la volontà della madre del piccolo di voler rinnovare l’iscrizione presso l’istituto scolastico per l’anno 2019/2020. Al momento dell’iscrizione la madre del piccolo non consegnò la diagnosi funzionale e l’attestazione da presentare al provveditorato al fine di garantirgli il dovuto sostegno. Per tal motivo, la dirigente unitamente all’insegnante hanno provveduto a stilare successivamente una relazione per garantire il sostegno adeguato all’alunno, consegnandola alla madre per poterla inviare al provveditorato”.

“La diagnosi funzionale è un documento fondamentale per attivare il processo di integrazione, – è scritto ancora nella nota – diversamente dalla certificazione medica, non si limita ad accertare il tipo e la gravità del deficit ma pone anche in evidenza le potenzialità dell’alunno (art. 3 DPR 24/2/94). Si comprende come la mancata consegna di tali documenti non abbia consentito al dirigente scolastico e ai docenti di individuare la classe più idonea per l’inclusione dell’alunno e di stabilire le ore di sostegno necessarie. Ciononostante, sono state prese tutte le precauzioni adeguate al fine di garantire al piccolo una vita scolastica al pari degli altri allievi. Vi è prova delle continue attenzioni della docente, a mezzo comunicazioni messaggistiche, anche nel periodo antecedente alla questione che qui ci occupa”. “Tanto premesso, – annuncia l’avvocato – si precisa che il bambino non è mai stato escluso dalla recita scolastica che si terrà il giorno 20 dicembre 2019. Ne è prova la fitta corrispondenza, tra la madre del bambino e la maestra, di tanti messaggi inviati via WhatsApp, per discutere della questione”.

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“In particolare, – informa ancora la nota – il 9 dicembre l’insegnante invitava la madre del piccolo a presentarsi a scuola per ottenere l’assenso del bimbo alla partecipazione della recita di Natale ed individuare insieme le migliori strategie per l’inclusione nell’attività teatrale, così come già avvenuto in occasione di una precedente attività laboratoriale, ove la madre non era convinta che il figlio potesse parteciparvi, viste le difficoltà cognitive e ne diede il consenso solo a seguito di premura, impegno e sollecito della docente ai fini della completa inclusione del piccolo”. “Tale esplicita richiesta di presentarsi presso l’istituto veniva fatta poiché l’insegnante, nei giorni precedenti, non era riuscita ad ottenere chiarimenti necessari sulla volontà della madre. Quest’ultima, nonostante i continui inviti, non si presentava e, pertanto, la docente è stata costretta a comunicare alla rappresentante di classe la lista del materiale vestiario occorrente per ogni singolo bambino (non la lista dei partecipanti alla recita), avendo cura di specificare che non vi fosse ancora il nominativo del piccolo, per la necessità di doversi prima interfacciare con la madre”, conclude il comunicato.