mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Allarmi inascoltati e appalti non eseguiti: Procura indaga sulla frana di Ischia

La Prefettura e gli esperti al lavoro su un «piano speditivo» e l’allargamento della zona rossa

Non c’è ancora nessun indagato nel fascicolo d’inchiesta aperto dalla Procura di Napoli sulla tragedia di sabato scorso a Casamicciola. I magistrati però vogliono vederci chiaro e stanno muovendo i primi passi e delimitando il perimetro di quella che sarà l’indagine da svolgere per accertare responsabilità e dinamica dell’accaduto. Verrà svolto anche un indicente probatorio. L’inchiesta punterà anche sugli allarmi lanciati nei giorni precedenti la tragedia e le mancata realizzazione dei tre progetti di bonifica e la realizzazione delle barriere contro il crollo del costone.

Le pec dell’ex sindaco di Casamicciola

Sugli allarmi, sembra inascoltati, i magistrati vogliono capire cosa sia successo realmente. L’ex sindaco Giuseppe Conte assicura di aver inviato ben 23 pec agli organi competenti. L’ultima quattro giorni prima della tragedia. Uno dei destinatari, il commissario prefettizio al Comune di Casamicciola, Simonetta Calcaterra, smentisce la tesi secondo cui avrebbe ignorato il problema: «Noi le ordinanze le abbiamo emesse e diffuse anche attraverso la stampa locale».

Gaetano Manfredi, sindaco della Città Metropolitana di Napoli ha affermato invece che di «questi allarmi prima dell’emergenze ne arrivano a centinaia e arrivavano da anni» «E’ chiaro che esistono protocolli – spiega – c’era allerta arancione e ogni istituzioni per le proprie competenze compie atti. Il comune ha fatto ordinanze. La valutazione era corretta. Ci sono poi competenze diverse con sovrapposizioni tra istituzioni ed enti nella gestione degli interventi. Credo che su questo si deve fare una opera di semplificazione». Se ci fossero passaggi non compiuti, «gli approfondimenti e le valutazioni le farà l’autorità giudiziaria».

I tre progetti non attuati

Sul fronte degli appalti i pm vogliono scoprire perché le tre progetti per le bonifiche e la messa in sicurezza non sono mai state attuati nonostante i fondi fossero stati stanziati da tempo per pulire canali, gestire gli alvei e creare i sistemi di terrazzamento che molto probabilmente avrebbero ridotto l’entità della tragedia.

Per gli alvei erano stati stanziati 150mila euro nel 2010, dopo la passata alluvione che aveva provocato la morte di un 15enne. Nello stesso anno fu nominato un commissario ma poi la competenza fu assegnata alla Regione. In una serie di rimbalzi tra Regione e Comune si arriva al 2017 quando dopo il terremoto impone altre urgenze. Ma di quell’appalto da 150mila euro solo 50mila sono stati impegnati per i rilievi geologici, il ripristino degli alvei, però, non è mai avvenuto.

Un altro appalto, su cui si sono accesi i riflettori della Procura, è quello da 3 milioni e 100 mila euro sui costoni del monte Epomeo per ripulirli dalla vegetazione, che si era accumulata, e dalle rocce pericolanti. Un altro milione e 100 mila euro era destinato a interventi nel cosiddetto alveo La Rita. Ma nessuno dei progetti però è andato avanti e i pm vogliono capire il perché e se effettivamente avrebbero potuto evitare le vittime.

Il «piano speditivo» di protezione civile

Nel frattempo si lavora alla redazione di un «piano speditivo» di protezione civile, ovvero da fare in poche ore. Si tratta di un dispositivo di messa in sicurezza e di allontanamento della popolazione residente nelle aree a rischio da far scattare in caso di avverse condizioni meteo. Ed un peggioramento del tempo potrebbe esserci già nel fine settimana. Prima del piano, però, si dovrà ridisegnare i perimetri della zona rossa. Sono stati incaricati alcuni tecnici che dovranno fare una valutazione del rischio idrogeologico.

Verifiche che saranno condotte anche grazie alla disponibilità dell’Ordine dei Geologi: dieci professionisti si sono detti pronti a lavorare ad una repentina «mappatura» delle zone. Ed anche la Regione, attraverso la dirigente della Protezione civile Claudia Campobasso, si è detta pronta a collaborare. Sulla base del «piano speditivo» di protezione civile in caso di allarme potrebbero essere costretti ad andarsene, in via prudenziale e solo momentaneamente, gli occupanti di un migliaio di case (secondo una prima stima) per essere sistemati in alberghi e nei due palazzetti dello sport di Ischia.

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