L’intercettazione di un imprenditore legato ai camorristi: gli ho dato solo 20 euro, altrimenti quello si va a comprare la droga

L’autista della cosca, quello che un giorno, va a prendere all’aeroporto un imprenditore legato a doppio filo al clan Fabbrocino, ha evidentemente seri problemi con la dipendenza da cocaina. Ragion per cui, quando il «cliente» si trova a pagargli la corsa (dallo scalo di Capodichino a una località del Vesuviano), gli «mette in mano, soltanto venti euro», appena i soldi sufficienti per la benzina e per il pedaggio. La circostanza emerge da una intercettazione, agli atti di una inchiesta condotta contro vertici, gregari e fiancheggiatori dell’organizzazione criminale di San Giuseppe Vesuviano. Restando sull’episodio in oggetto, una volta tornato a casa, l’imprenditore parla con un suo amico e gli racconta dei particolari del viaggio affrontato poco prima in auto. L’autista messo a disposizione dal clan, è tale Luigi. «Gli ho dato solo venti euro, giusto per la benzina e per l’autostrada», spiega l’imprenditore in affari con la cosca, al suo interlocutore. «Quello Luigi, mi è venuto a prendere con la macchina di Peppe (evidentemente un altro affiliato al gruppo criminale, ndr). Io gli potevo dare pure cinquanta euro, poi ho pensato che quello la prima cosa che faceva, se ne andava a comprare tutta droga, e a questo punto ho deciso di dargli solo venti euro», afferma la persona intercettata dalle forze dell’ordine.