Il post di Langella su Facebook

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di
Giancarlo Tommasone

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L’aver cancellato il post dalla propria bacheca Facebook, non salva Alfonso Langella, segretario generale della Fit Cisl Campania, dagli effetti del grave scivolone e dalla brutta figura per quanto espresso attraverso il suo scritto, assai discutibile. Nei giorni scorsi, Langella, soggetto pubblico, ha affidato alla piazza virtuale lo sfogo per un furto subìto dalla moglie. Il ladro ha portato via una Ford Fiesta del 1993, vettura in attesa di essere iscritta «nel registro delle auto d’epoca», rende noto il sindacalista. Utilizzando un linguaggio triviale, pericoloso, volgare, e che non si addice alla funzione che ricopre, il nostro consiglia il suicidio («3/4 metri di corda e un bel cappio») per impiccagione e quindi la morte, a chi, comunque, ha commesso un crimine, ma che non merita (come nessuno merita) tale augurio.

E poi c’è da chiedersi, non poteva risparmiarsi Langella, (che, è vero, ha subìto un torto) sempre in virtù del ruolo che riveste, di affidare il suo sfogo a Facebook? Nel messaggio pubblicato, il sindacalista non esclude che potrebbe essersi trattato di un furto su commissione «perché qualcuno pensa di spaventarci o pensa di mettersi al di sopra della legge». Sarebbe bastato soltanto la foto con la denuncia, un post «muto», senza alcuna considerazione da parte del nostro e soprattutto senza alcun consiglio al ladro di impiccarsi.

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