Il sedicente Domenico Alfano (in carcere a Dubai) afferma di essere stato scambiato per Bruno Carbone

I misteri, l’intrigo

E’ lui, non è lui? Arriverà in Italia nelle prossime ore, oppure no? Come ogni giallo che si rispetti, non mancano i colpi di scena per il caso di Dubai, di cui è protagonista quello che dice di essere solo un imprenditore, Domenico Alfano, arrestato il 20 dicembre scorso all’aeroporto della capitale degli Emirati Arabi. Arrestato perché in possesso di un documento di identità falso, argomentano gli investigatori. In realtà, sostengono le forze dell’ordine, Alfano altri non sarebbe che Bruno Carbone, broker del narcotraffico internazionale (latitante da sei anni e condannato a 20 anni di reclusione). Per sgomberare il campo da ogni dubbio, sarebbe stato disposto il trasferimento di Alfano da Dubai a Napoli, così da risolvere questo controverso caso. Ma come ha spiegato l’avvocato di Alfano, Giacomo Pace, al Riformista Napoli, non ci sarà nessun rientro in Italia, da parte del suo assistito, almeno nei prossimi giorni. Una accelerata alla vicenda si era avuta con la lettera che il sedicente Alfano aveva inviato agli organi di stampa. Lettera in cui spiegava di non essere Carbone. Comunque si risolva la vicenda, Bruno Carbone, nella giornata di ieri è stato destinatario della requisitoria del pm, nel corso del procedimento che lo vede alla sbarra. La pubblica accusa, come riporta Il Roma, ha chiesto per il broker della droga, socio in affari di Raffaele Imperiale, una condanna a 30 anni di reclusione.