Alexandro Maria Tirelli ai microfoni del Tg2

Intervista all’avvocato Alexandro Maria Tirelli, fondatore e segretario del partito Libertà Giustizia Repubblica

di Giancarlo Tommasone

Si chiama Libertà Giustizia Repubblica (abbreviato Lgr), è un nuovo soggetto politico che, da statuto, si ispira ai valori di tradizione liberale, democratica e sociale. Abbiamo intervistato Alexandro Maria Tirelli, napoletano, tra i più noti avvocati penalisti italiani, esperto di Diritto internazionale, fondatore (con l’appoggio del famoso psichiatra e criminologo, Alessandro Meluzzi) e segretario di un partito che punta a «farsi espressione e polo attrattivo dell’universo moderato».

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Quale esigenza l’ha spinta a fondare un partito?
«Quella innescata dai tempi in cui viviamo. Il nostro è un atto di disobbedienza civile che rivendica il pluralismo, la libera associazione tra cittadini e il primato della rappresentanza. Siamo entrati in una fase post democratica, della democrazia parlamentare consegnataci nel 1948 sono rimaste soltanto le spoglie. Non bisogna riformare la Costituzione, va invece riaperta la fase costituente, e appunto per questo, c’è la necessità di eleggere una nuova Assemblea Costituente».

A proposito di rappresentanza, tra qualche settimana si torna alle urne per il Referendum. Secondo lei, come andrà a finire?  
«La campagna per il no è partita in maniera tardiva e soprattutto non è compatta, e quindi continua a disperdere forze e potenzialità attrattiva. Alla fine, credo, passerà il sì, con la relativa modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione. Ennesimo dramma per l’Italia, perché la riduzione del numero dei parlamentari, unita ai listini bloccati dei partiti, consegnerà il Paese nelle mani di pochi oligarchi che faranno sedere in Parlamento i loro lacchè, senza alcun appoggio popolare».

Il logo del partito Libertà Giustizia Repubblica

Scorrendo il programma di Lgr, ci si imbatte in uno slogan: vogliamo salvare l’Italia. Da dove intendete partire per centrare l’obiettivo?
«Dalla prossimità, affinché sia più semplice, veloce e immediato amministrare. Tra i 20 punti del nostro programma c’è quello relativo all’abolizione delle Regioni e alla costituzione di 100 aree metropolitane da 600.000 abitanti. Lo scopo è quello di avere sindaci-governatori con poteri veri, che si trovino a gestire territori meno estesi e di cui conoscono meglio le potenzialità, e sui quali possano intervenire con maggiore impatto a fronte di esigenze e criticità».

Quali ostacoli, crede, che oggi si debbano superare per l’affermazione di una cultura liberale in Italia?
«Constatiamo, purtroppo, come nel nostro Paese ci sia una profonda carenza da questo punto di vista. L’Italia paga lo scotto di un retaggio postbellico, che ha portato a consolidare il dominio della cultura di sinistra. Oggi il testimone è stato preso dal Movimento 5 Stelle. I grillini non sono altro che comunisti che hanno cambiato logo di partito. Il simbolo con la falce e il martello non va più di moda, evidentemente. Una parte della magistratura è con i pentastellati e continua ad attaccare il mondo liberale e moderato, e i suoi interpreti».        


E’ un avvocato penalista: come sta, secondo lei, la giustizia in Italia?   
«Da penalista e presidente dell’associazione Camere Penali del diritto Europeo e Internazionale, tengo a sottolineare che viviamo in una fase storica pericolosa, si respira giustizialismo ed erosione della libertà del singolo. La riforma Bonafede sulla prescrizione va abrogata, “mai più imputati per sempre”. Tra i punti del programma di Lgr c’è quello relativo, oltre alla riforma immediata del processo penale, alla divisione delle carriere in magistratura, requirente e giudicante. E va reintrodotta l’immunità parlamentare, per difendere i leader di partiti e movimenti, dalle aggressioni politiche della magistratura».

Qual è l’obiettivo che nell’immediato si pone Lgr?
«Partiamo dal presupposto che oggi c’è l’esigenza di costruire una democrazia dell’alternanza, che però non deve poggiarsi su opposti radicalismi. Contestualmente va riconosciuto – sarebbe un errore strategico non farlo – che il Pd è un patrimonio culturale del Paese. Lgr vuole fondare l’alternativa repubblicana e liberale e raccogliere il mondo moderato, abolendo per sempre il concetto di partito personale sdoganato da Silvio Berlusconi negli anni ’90. Il compito della politica dovrebbe essere quello di ridare compattezza alla Nazione, restituendole un ruolo internazionale. Dobbiamo recuperare la sovranità monetaria ma restare in Europa, per modificarne le istituzioni e renderla democratica e non franco-tedesca».