Aldo Giannuli e Luigi Di Maio

di Giancarlo Tommasone

Governo giallo-rosso, che fine farà quello che ancora in pochi, e a fatica, continuano a considerare il capo politico del Movimento 5 Stelle? Stiamo parlando naturalmente di Luigi Di Maio. Sul futuro del 33enne di Pomigliano d’Arco, Stylo24 ha raccolto le considerazioni del politologo (ex consigliere di Grillo e Casaleggio senior) Aldo Giannuli.

E’ inutile girarci intorno, che ne sarà di Luigi Di Maio?
«Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Il giovanotto ha fatto una serie siderale di fesserie, un fuoco d’artificio di cappellate. All’inizio gli è andata bene, ha avuto fortuna, la gente gliele ha perdonate e le elezioni, parlo delle Politiche, Di Maio le ha vinte».

Poi?
«Ha cominciato a non capire i segnali che arrivavano. Ha perso tutte le elezioni regionali, e sottolineo tutte. Poi è arrivata la batosta delle Europee. Nonostante ciò, lui ha continuato imperterrito, ma quando uno fa tutte queste sciocchezze, prima o poi il conto arriva».

Che cosa potrebbe fare, adesso?
«Se fosse saggio, capirebbe prima di tutto, una cosa: a 33 anni, quanti ne ha lui, si ha ancora una vita politica davanti. Quando Giolitti fu coinvolto nello scandalo della Banca Romana aveva 51 anni. Si mise da parte, prese un treno per Berlino, e vi rimase per diversi anni. Poi tornò indietro e ci fu la grande stagione giolittiana. Di Maio non ha preso alcun treno per farsi da parte. Io gli consiglierei di accontentarsi di un ruolo onorifico, di immagine, ma di farsi un po’ indietro. Di pensare agli errori che ha fatto e di non avere la fretta che ha avuto finora, e che ha rovinato lui e il Movimento 5 Stelle. E poi gli consiglierei di mettersi a studiare, anche se la cosa, è evidente, non gli piace. Poi quando sarà più maturo, potrà tornare».

Pensa che accetterebbe un consiglio del genere?
«Non credo che abbia questa saggezza. E ipotizzo che questa sarà la sua ultima stazione. Certo continuerà ancora per un periodo, con un ruolo sempre più ridimensionato. Attualmente, è indubbio: il vero capo politico del Movimento è Conte. Nel prossimo futuro, se non sarà Conte, a causa delle trame di governo, che giocano sempre una parte fondamentale negli equilibri, sarà Di Battista».

Parlava di ruolo onorifico, quale sarebbe quello perfetto per Di Maio?
«Un ministero che non abbia alcuna dimensione tecnica. Scarterei a priori la Difesa, di cui non comprende alcunché, perché Di Maio non conosce la differenza tra un ferro da stiro e un carro armato e non riesce a capirsi con i militari. Già lo vedrei meglio agli Esteri o alla Giustizia. Facendo una ulteriore scrematura, scarterei gli Esteri, perché nel caso, Di Maio dovrebbe colmare le lacune in geografia (non vorrei che prendesse l’aereo per Beirut quando deve andare a Bruxelles). Resterebbe la Giustizia, perché lui, coi giudici, pure troppo, si capisce». 

Dovrebbe, dunque, lasciare gradualmente la scena?
«Fossi in lui lo farei. Mi farei da parte come capo politico del Movimento, accetterei di lavorare con Conte, e aspetterei le evoluzioni, vedrei come vanno le cose, attendendo eventualmente di rientrare, ma a tempo debito».

Che cosa non ha compreso Luigi Di Maio?
«Che quanto verificatosi rappresenta il fallimento non suo, non del Movimento 5 Stelle, ma di un’intera classe politica, “maturata” dalla Seconda Repubblica. Mi viene da dire: basta con i partiti con l’uomo solo al comando. Non funzionano, anche perché l’uomo solo al comando, il più delle volte, è una macchietta. I grillini dovrebbero ristrutturare diversamente il Movimento, darsi un gruppo dirigente collegiale, all’interno del quale, Di Maio, potrebbe avere certamente un ruolo». 

Vie di uscita?
«Ce ne sono molte di laterali e di onorevoli. Ad esempio, più in là, con la ristrutturazione del Movimento, Di Maio potrebbe pure candidarsi alla guida della Regione Campania. Dovrebbe levarsi da testa, però, di poter svolgere un ruolo per il quale non è ancora maturo».

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Qualcuno ha ipotizzato che Di Maio terrebbe «sotto scacco» il M5S, perché capo del Comitato per la restituzione e cointestatario del conto su cui confluiscono i rimborsi (al momento, sul conto ci sarebbero 5 milioni di euro). Cosa pensa al riguardo?
«Credo che siano facezie. Il Movimento continua a impuntarsi sulle pagliuzze, mentre non vede le travi. Certo quella dei rimborsi è una partita da rimettere a posto, ma il problema è politico. E’ quello il nodo da sciogliere per il M5S, che non lavora male, lavora malissimo. E continua a confondere la linea politica con un catalogo di slogan buttati a caso. La politica non è un catalogo di slogan, ma su questo versante, c’è pure da dire che Lega e Pd non siano migliori del Movimento».