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I primi due colpi di pistola revolver calibro 9 non lo uccisero; sanguinante, tento’ di scappare rifugiandosi in un vicolo, ma i due sicari, con casco integrale in sella a uno scooter, lo raggiunsero e lo finirono esplodendo altri due proiettili. In totale furono esplosi nove colpi. Mori’ cosi’ Aldo Autuori, nei pressi di un bar in piazza a Pontecagnano Faiano, nel Salernitano. Erano le 20.30 del 25 agosto 2015. Oggi, dopo quasi quattro anni di indagini affidate ai carabinieri della Compagnia di Battipaglia, la Direzione distrettuale antimafia di Salerno, nonostante l’arma non sia stata mai trovata, chiude il cerchio e ha chiesto e ottenuto dal gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per cinque persone, di cui quattro gia’ detenute per altro. Nell’inchiesta, risultano indagate altre due persone che, per i pm titolari del fascicolo Marco Colamonici e Rocco Alfano, sarebbero i due esecutori materiali del delitto, per i quali, pero’, il giudice per le indagini preliminari ha rigettato la richiesta di misura e la procura ha gia’ presentato ricorso al Riesame.

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Quell’omicidio, che e’ aggravato dal metodo e dalle finalita’ mafiose, sarebbe maturato nell’ambito del controllo del settore dei trasporti su gomma dei prodotti della Piana del Sele perche’, Autuori, finiti di scontare 15 anni di carcere, avrebbe tentato di reinserirsi senza “rispettare la posizione di predominio“, ormai raggiunta dagli altri. Inoltre, il delitto metterebbe in luce una collaborazione tra diversi clan campani, tanto che e’ stata necessaria una sinergia tra la procura antimafia salernitana e quella napoletana. La ricostruzione della Dda descrive come mandanti dell’omicidio Francesco Mogavero ed Enrico Bisogni, due elementi di spicco del clan Pecoraro-Renna operante nella Piana a Sud di Salerno. I due avrebbero decretato la morte di Autuori perche’, questi, uscito dal carcere, avrebbe intrapreso una serie di attivita’ “di intralcio al predominio, sul territorio, del clan“, creando una ditta concorrente. Mogavero e Bisogni, al vertice dei Pecoraro-Renna, si sarebbero rivolti a Luigi Di Martino, detto ‘o profeta, affiliato al clan Cesarano di Castellammare di Stabia, nel Napoletano, chiedendogli una “collaborazione per l’esecuzione materiale dell’omicidio“.

 

Di Martino, a sua volta, avrebbe fatto da intermediario tra i mandanti e gli esecutori materiali del delitto rivolgendosi a Francesco Mallardo, capo indiscusso dell’omonimo clan di Giugliano in Campania, il quale avrebbe, poi, dato incarico di uccidere Autuori ad Antonio Tesone, alias ‘uomo della masseria’, e a Gennaro Trambarulo. Le risultanze investigative rivelano come Francesco Mallardo, che all’epoca dei fatti era sottoposto al regime della liberta’ vigilata a Sulmona, sarebbe stato, piu’ volte, contattato e raggiunto in Abruzzo da Luigi Di Martino, al quale avrebbe fornito la disponibilita’ dei suoi uomini a compiere il delitto. In questo contesto, si inserisce la figura di Stefano Cecere, stretto collaboratore di Mallardo, che avrebbe fatto da trait d’union con Luigi Di Martino. Cecere e’ stato il primo ad essere arrestato a Giugliano in Campania, tra ieri sera e stamattina, perche’ risultava irreperibile e i militari dell’Arma hanno scoperto che aveva in uso una scheda telefonica intestata ad una persona deceduta.

Dalle investigazioni, e’ emerso, per il procuratore capo facente funzioni di Salerno, Luca Masini, “il forte legame tra Francesco Mogavero ed Enrico Bisogni con Luigi Di Martino del clan Cesarano, tanto da consentire ai primi di chiedere l’aiuto al secondo per eseguire l’omicidio“. Percio’, si sono rivelate “di fondamentale importanza” le informazioni e le fonti di prova “tempestivamente trasmesse dalla Procura distrettuale antimafia di Napoli” che, attraverso la Guardia di Finanza di Castellammare, aveva gia’ avviato un’indagine per altri motivi. I tre clan, i Mogavero di Pontecagnano, i Cesarano di Castellammare di Stabia e i Mallardo di Giugliano in Campania, spiega Masini, “avevano allacciato strettissimi rapporti al fine di incrementare e consolidare il controllo sui rispettivi territori di competenza, scambiandosi reciproci favori, come nel caso dell’omicidio di Aldo Autori“.

 

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