Davide Bonavita e Alberto Pairetto

L’ex leader dei True Boys: non temo la reazione degli ultras, non ho paura di nessuno

di Giancarlo Tommasone

Quarantadue anni, originario di Ottaviano. Si chiama Davide Bonavita e fino a qualche giorno fa era considerato un capo ultras della Juventus, fondatore e presidente del gruppo dei True Boys della Sud, Allianz Stadium. Solo che, dice Davide, per sei anni ha agito sotto copertura, perché da sempre ha una sola e unica passione, quella per Napoli e per la maglia azzurra. La sua appare come una «missione» ad alto rischio.

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Per comprendere cosa lo abbia spinto ad affrontare un’azione singolarissima quanto pericolosa, per un periodo tanto prolungato, Stylo24 lo ha raggiunto telefonicamente in  Germania, dove si è trasferito da anni e dove gestisce una avviata attività imprenditoriale. Premettiamo, che siccome Bonavita tira in ballo Alberto Pairetto, figlio dell’ex arbitro Pierluigi e slo (supporter liaison officer, ossia sostenitore ufficiale di collegamento con la tifoseria) della Juventus, che afferma (Bonavita), gli avrebbe fornito 7.500 biglietti, ci diciamo fin da subito disponibili a raccogliere il punto di vista del dirigente bianconero e della società presieduta da Andrea Agnelli. D’altronde, l’intervista all’ex capo dei True Boys, è bene sottolineare, rappresenta una testimonianza di parte, che noi ci limitiamo a riportare per mero dovere di cronaca.   

Da dove nasce l’esigenza di attuare una manovra come la sua (durata sei anni), quella di fondare un gruppo ultras, della Juve, solo per infiltrarsi nella curva più calda dell’Allianz Stadium?
«Quello che mi ha spinto, si può credere o meno, è l’amore per la città di Napoli e per la maglia azzurra. Da un lato, mi sono posto l’obiettivo (e ci sono riuscito) di far smettere i cori offensivi contro la nostra terra, dall’altro volevo smascherare il sistema Juve».

Smascherare il sistema Juve, riguardo a cosa?
«Anche riguardo alla questione dei biglietti e all’eccessivo permissivismo verso i gruppi ultras della tifoseria bianconera».

Ha detto anche… c’è dell’altro?
«Per il momento, diciamo… anche».

Ieri, parlando con alcuni ex appartenenti ai True Boys, c’è chi ha affermato che la sua è stata solo una operazione a scopo di lucro. Che dice al riguardo?
«Che non è così e che possono pensare quello che vogliono. Con alcuni dei True Boys mi sono sentito e ho spiegato il perché del mio comportamento in tutti questi anni. Perché avessi mentito; molti hanno compreso le ragioni della mia azione».

Ma era l’unico ad avere questa «missione»? Qualcun altro, all’interno della curva o del gruppo, era a conoscenza del suo piano?
«No, nessuno. Quando fai una cosa del genere devi farla da solo. Non puoi fidarti di nessuno. Io sono stato costantemente in pericolo per sei anni: solo, contro un migliaio di persone».

Ha detto di aver fornito biglietti ai tifosi della Juve, sia a quelli dei True Boys che a quelli esterni. Ma come si procurava i tagliandi?
«Attraverso un canale che ho creato in questi anni. E attraverso il dirigente della Juve, Alberto Pairetto».

Ma glieli procurava anche dopo che è scoppiato lo scandalo del bagarinaggio e delle pressioni delle frange estreme della curva per i biglietti gratis?
«Sì, assolutamente».

E a che titolo, Pairetto le avrebbe fornito questi biglietti? Avrebbe potuto farlo?
«Assolutamente no. Si trattava di una fornitura, diciamo così, abusiva. Del tutto anomala».

E come sarebbe avvenuta la «dazione»?
«I biglietti ci venivano consegnati direttamente a mano da Pairetto, oppure li andavamo a prendere presso le biglietterie che lui ci indicava, ad esempio a Roma o a Torino. Ci recavamo lì con le liste degli intestatari e andavamo a prendere i tagliandi».

Quanti gliene avrebbe fornito, Pairetto?
«In un periodo di due, tre anni, mi ha dato 7.500 biglietti».

E a che pro, glieli avrebbe forniti?
«Perché ci guadagnava».

Quanto?
«Su ogni biglietto il 20%. C’era un ricarico del 20%. Ma lui, Pairetto, in un modo parallelo, riforniva tutta la curva, mica solo me».

E lei, a chi rivendeva i biglietti?
«Rivendere proprio no. Diciamo che io li davo ai ragazzi dei True Boys in cambio della cifra che li avevo pagati. Agli esterni (quelli che non erano del gruppo), invece, li davo con una piccola aggiunta, di dieci o venti euro, per il servizio reso. Quella differenza, poi, la investivo per il gruppo, per il merchandising dei True Boys. Non volevo essere considerato un bagarino, né ho mai fatto una cosa del genere».

Ma le presunte dazioni di biglietti, da parte di Pairetto, secondo lei, sarebbero avvenute con il placet di qualcuno della società Juventus Fc, oppure era una iniziativa autonoma del dirigente?
«Questo non lo so. Non glielo saprei dire».

Dopo essere venuto allo scoperto, non teme reazioni anche violente, nei suoi confronti, da parte degli ultras bianconeri, che diciamola tutta, ha raggirato per sei anni?
«No, non ho paura di nessuno. Non temo gli ultras. Ripeto, quello che ho fatto, l’ho fatto solo per difendere la mia Napoli e il mio Napoli».

LA RISPOSTA DELL’UFFICIO STAMPA DELLA JUVENTUS FC

Raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione, l’Ufficio Stampa della Juventus Fc, nella persona del responsabile della comunicazione Claudio Albanese, ha fatto sapere di non voler rilasciare alcuna dichiarazione riguardo al contenuto dell’intervista sopra riportata. A quanto risulta a Stylo24, già in precedenza, sono state presentate denunce nei confronti di Davide Bonavita.