Spaccio in guanti e mascherina, ai tempi del coronavirus

L’appuntamento con il cliente fissato al telefono, ci si vede in strada in orari meno rischiosi per lo scambio soldi-droga

Arriva sempre puntuale, indossando guanti e mascherina. L’appuntamento con il cliente, come avveniva prima del lockdown, è preso al telefono, utilizzando il programma di messaggistica istantanea, WhatsApp. Ma capita pure che l’incontro venga fissato attraverso la più classica delle chiamate vocali, stando bene attenti a parlare in codice. Lui è un pusher (non legato ad alcuna organizzazione criminale della zona), è una sorta di freelance dello spaccio, fa questo «mestiere» da molti anni e continua a farlo anche ai tempi del coronavirus.

La zona di «competenza» è quella a nord di Napoli, «opera» soprattutto nel Giuglianese e a Melito, ma la rete dei clienti, tutti fidati e affezionati, si estende anche in altri centri dell’hinterland settentrionale. I prezzi al momento sono invariati, lui, sulla quarantina, «lavora» solo con fumo ed erba. La qualità dello stupefacente è migliorata – risulta dalle informazioni raccolte da Stylo24 -, perché ci sarebbe meno richiesta e quindi maggiore attenzione nel trattare «la materia prima». «Si tratta delle solite confezioni di erba da 10 o 20 euro», spiega una fonte. «Il prezzo resta lo stesso, ma c’è molta più cura per il cliente, che naturalmente si rifornisce sempre dallo stesso pusher. Anche per il confezionamento, ci si dedica maggiormente ai ‘particolari’».

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Lo stesso modus operandi dello spacciatore in questione, è adottato da altri suoi «colleghi», che smerciano invece, per lo più cocaina. «Il traffico non si è fermato», solo che bisogna stare più attenti, del resto si può incappare sempre nei controlli delle forze dell’ordine. Visto che è diventato quasi impossibile raggiungere le piazze, si attua il metodo della consegna in un luogo stabilito, molte volte ci si incontra «a metà strada». E l’utilizzo di mascherina e guanti? «E’ necessario per due motivi. Primo: per ‘mimetizzarsi’, per non dare nell’occhio. Secondo: per proteggersi effettivamente dal contagio e per proteggere anche il cliente, che altrimenti non si fiderebbe di comprare, e di mettere a repentaglio la propria salute», spiega ancora la fonte.