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L’ipotesi di un agguato camorristico sembra diradarsi sempre più tra le piste seguite dagli inquirenti per far luce sull’agguato ai danni di Salvatore Nurcaro avvenuto in piazza Nazionale venerdì scorso e nel quale è rimasta ferita gravemente la piccola Noemi, di soli quattro anni. A farsi, invece, largo tra le ipotesi maggiormente seguite è quella di una vendetta personale, come riporta ‘Il Roma’, per una bancarotta da un milione e mezzo di euro. Con la vittima che ha provato a trasformarsi in carnefice, accecato dalla rabbia per il torto subito in una ditta del Nolano (pare di abbigliamento).

E Nurcaro, malgrado sia ritenuto dagli investigatori legato a una famiglia camorristica vicina a un clan di rango, come quello dei Rinaldi-Reale, non e’ classificato come un criminale di “spessore”. A suo carico proprio precedenti per bancarotta fraudolenta. Inquirenti e investigatori esperti escluderebbero, quindi, un agguato organizzato dai Mazzarella, nel feudo dei Contini senza un appoggio e un via libera da questi ultimi.

 

Inoltre è la stessa dinamica a far allontanare questa ipotesi. Difficile, se non impossibile, ricordare un sicario che spegne e parcheggia la moto su un marciapiede e, da solo, si avvicina alla sua vittima, col rischio che questa non si riaccenda. Senza contare il fatto che da giorni l’uomo girava su un mezzo rubato (la moto Benelli sottratta un anno fa a Vietri sul Mare a un giovane del luogo) da giorni senza alterare nemmeno un numero della targa, visibilissima agli “occhi” delle telecamere di videosorveglianza. Immagini che sono già state acquisite e serviranno, una volta identificato l’uomo, come riscontro.

Ma a ritardare tutto ciò c’è chi non sembra essersi ancora commosso di fronte alle immagini della piccola Noemi in ospedale a lottare tra la vita e la morte. Ovvero le persone che stanno proteggendo la latitanza del killer. Che lo tengono nascosto, lo accudiscono e gli danno da mangiare, come riporta un articolo del ‘Mattino’. Gli inquirenti stanno provando a ricostruire la pista della fuga. Il tragitto fatto nella strada del ritorno, la parte più delicata di un agguato. Quando si deve nascondere se stessi, l’arma e quel mezzo “sporco”, mentre intorno a te il clima si fa sempre più rovente e sei al centro di un mirino che ancora oggi ti cerca.

 

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