Nel 1997, quattro capiclan di camorra decisero la morte di due rivali. A distanza di venti anni, i carabinieri della Compagnia di Pozzuoli hanno ricostruito la genesi e l’esecuzione degli agguati. Ed eseguito quattro ordinanze di custodia in carcere.

IL 19 OTTOBRE 1997
L’ESECUZIONE DEI DUE CAPI
DEL CLAN SEBASTIANO-BELLOFIORE
AVVENUTA IN UN BAR A POZZUOLI

I destinatari dei provvedimenti restrittivi in carcere per omicidio aggravato da finalità mafiose sono attualmente detenuti per altri reati di tipo associativo. Le ordinanze cautelari sono state emesse dal gip di Napoli nei confronti dei due capi dei Longobardi-Beneduce e di due del gruppo Del Bivio. Entrambi attivi per il controllo degli affari illeciti nell’area flegrea.

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Nel corso delle indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea, è emerso che due erano gli organizzatori e i mandanti e due gli esecutori materiali. Tutti sono ritenuti responsabili, con persone decedute o non identificate, del duplice omicidio di Domenico Sebastiano e Raffaele Bellofiore. Capi del clan rivale dei Sebastiano-Bellofiore, commesso il 19 giugno 1997 nel Rione Toiano di Pozzuoli per eliminare gli avversari e acquisire il completo controllo dei traffici illeciti nell’area flegrea.

Il gruppo di fuoco era formato da almeno quattro persone arrivate a bordo di un furgone rubato davanti a un bar della zona. Con fucili a canne mozze spararono numerose volte alle vittime che, per cercare scampo, fuggire tentarono di nascondersi in un parco e tra le colonne di un porticato.

FONDAMENTALI PER LA RISOLUZIONE
DELL’OMICIDIO AVVENUTO A POZZUOLI
LE TESTIMONIANZE DEI PENTITI

Il provvedimento si basa – si legge in una nota dell’Arma – anche sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia che hanno militato in entrambi gruppi camorristici. Passando dai Sebastiano-Bellofiore ai Longobardi-Beneduce in ossequio alla logica del «transito imposto ai vinti».