martedì, Dicembre 6, 2022
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Agguato al boss Troncone: il sicario indossava una parrucca da donna

Natale di sangue a Fuorigrotta, il killer ha avvicinato il ras utilizzando un escamotage: il capozona, ritrovatosi con la pistola puntata alla testa, si è però salvato grazie a uno scatto felino

di Luigi Nicolosi

Tra omissioni, informazioni frammentarie e omertà, le indagini sull’ultima faida di Fuorigrotta stanno percorrendo una strada impervia e tutta in salita. Nonostante le forti difficoltà “ambientali”, gli inquirenti che stanno lavorando al caso sono comunque riusciti a ottenere i primi indizi e proprio in merito al terribile ferimento del ras Vitale Troncone sembra emergere una prima, inquietante pista: a far fuoco contro il capozona di via Costantino sarebbe stato un sicario il cui volto era travisato da una lunga parrucca. Forse addirittura vestito da donna. Non solo, in merito agli atroci fatti del 23 dicembre scorso emerge anche un altro retroscena: il killer non aveva intenzione di limitarsi a ferire Troncone, ma voleva ucciderlo. Per questo motivo gli avrebbe puntato la pistola dritto alla tempia, ma il ras, con uno scatto felino, è riuscito a spostare l’arma in tempo cavandosela con una ferita allo zigomo.

Già in passato i sicari di Malanapoli avevano fatto ricorso a un simile escamotage per sfuggire a eventuali riconoscimenti da parte di vittime e testimoni. In tempi recenti è successo, ad esempio, durante l’ultima guerra del rione Sanità, quando nel mirino finì il reggente del clan Sequino. In quel caso i presunti responsabili furono individuati e assicurati alla giustizia, ma nel caso del raid di via Caio Duilio la strada da percorrere sembra ancora molto lunga. I carabinieri hanno infatti acquisito le immagini registrate da numerose telecamere della zona e ascoltato diversi testimoni, ma i volti del commando non sono stati ad oggi ancora definiti. La scia di sangue si è però intanto allungata: la notte di Capodanno, vale la pena ricordarlo, a perdere la vita è stato infatti il 42enne Salvatore Capone, uomo di punta del rivale clan Iadonisi con base nel rione Lauro. Anche in questo caso le indagini, affidate invece alla polizia, sono appena alle battute iniziali.

Gli inquirenti che stanno lavorando al caso sembrano comunque avere pochi dubbi circa la scintilla che ha innescato l’attuale escalation di piombo e sangue che sta avvelenando le strade di Napoli Ovest. Oggetto del contendere sarebbe infatti la gestione, per non dire il monopolio, delle forniture di droga ai pusher “al minuto”, vale a dire i piccoli spacciatori non affiliati a clan, la cui operatività rappresenta oggi il vero core business della criminalità organizzata, soprattutto dopo la chiusura delle tradizionali piazze di spaccio, ormai attive soltanto nel rione Traiano. Protagonisti di questa violentissima contrapposizione sarebbero, in particolare, i Troncone, supportati dai potenti Zazo, e gli Iadonisi-Cesi, spalleggiati da alcuni clan attivi nella zona di Bagnoli e riconducibili in particolare al gruppo Esposito capeggiato dal ras Massimiliano “’o scognato”.

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