(Nelle foto Antonio D'Ausilio, Aniello Mosella, la vittima Gaetano Arrigo e Vittorio Albano)

Affondo della Procura, che invoca oltre due secoli di carcere per il ras Felice e i suoi affiliati. Chiesto l’ergastolo per il killer del parcheggiatore abusivo

In pochi mesi, approfittando della momentanea estromissione dei rivali del gruppo Giannelli, avevano seminato il panico nell’intera periferia occidentale. Una scia di sangue ed estorsione, per la quale gli ultimi ras del clan D’Ausilio potrebbero adesso pagare un prezzo altissimo. A partire dal presunto sicario Vittorio Albano, ritenuto l’autore dell’omicidio di Gaetano Arrigo, il parcheggiatore abusivo ucciso il 17 giugno 2016 a Bagnoli, per il quale la Procura ieri mattina ha invocato l’ergastolo.

Un’esecuzione decisa perché Arrigo si era rifiutato di pagare la tangente al clan D’Ausilio, all’epoca dei fatti guidato Felice D’Ausilio, figlio del boss Domenico D’Ausilio, alias “Mimì ’o sfregiato”. Le richieste, che riguardano molti altri presunti appartenenti al clan di Bagnoli, accusati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, possesso e porto di armi e tentato omicidio, sono state formulate ieri nel corso del processo di primo grado che si sta celebrando con il rito abbreviato. Sul banco degli imputati figura anche lui, Felice D’Ausilio, che era tornato a guidare il clan fondato dal padre dopo essere riuscito a fuggire dal carcere grazie a un permesso che gli era stato concesso per andare a trovare la sorella.

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Il pm della Dda ha chiesto 18 anni di carcere per Felice D’Ausilio, 20 anni per Antonio D’Ausilio, 16 anni per Alessandro De Falco (pentito), 10 anni per Giuseppe De Falco, 12 anni per Biagio Ciccarelli, 8 anni per Eugenio Ciotola, 4 anni per Pasqualina Cirella, 3 anni per D’Alterio Concetta, 12 anni per Romualdo Diomede, 12 anni per Gaetano Fiorentino, 16 anni per Aniello Mosella, 4 anni per Gianluca Noto (pentito), 3 anni per Maria Poerio, 8 anni per Daniele Raiano, 5 anni per Grazia Sarnelli e 12 anni per Lucian Mihai Stanica (pentito). L’omicidio di Arrigo avviene in piena faida tra il clan D’Ausilio e il gruppo guidato da Alessandro Giannelli, arrestato alcuni mesi prima in una stazione di servizio dell’autostrada A1 mentre a bordo di un’auto si dirigeva a Nord per sfuggire alle forze dell’ordine che lo stavano cercando.

Gaetano Arrigo, parcheggiatore abusivo molto conosciuto nella zona di Bagnoli per sua la vicinanza al clan Giannelli, non era – come si suol dire – uno di primo pelo. Viveva la strada, imponeva tangenti estorsive agli automobilisti della movida e sapeva, almeno sulla carta, quali erano i rischi del “mestiere” e le persone da cui guardarsi le spalle. Nonostante ciò, in quella drammatica sera del 17 giugno 2016, un rifiuto pronunciato forse con troppa irriverenza gli è costato la vita: «Scesi dalla macchina e lo chiamai. Venne e gli dissi “ma perché non sei venuto da Gianluca?”. Lui rispose “non posso venire”. Mi girai e me ne stavo per andare, quando lui aggiunse “ma se non vengo che succede? Che succede?”. Vittorio Albano gli sparò e poi gli sparai anche io». Con queste parole il killer Alessandro De Falco, pentitosi pochi mesi dopo la retata in cui rimase anch’egli coinvolto, ha ricostruito l’agguato costato la vita ad Arrigo.

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