L’operazione è stata condotta dai Carabinieri del Ros e dalla Polizia Penitenziaria

I carabinieri del Ros e la polizia penitenziaria del Nic – Nucleo investigativo centrale – stanno eseguendo un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda della Procura della Repubblica di Napoli, nei confronti di 12 persone, accusate di associazione di tipo mafioso, riciclaggio e intestazione fittizia di beni aggravati dal fine di agevolare il gruppo Zagaria e facente parte del clan dei Casalesi.

Fra i provvedimenti emessi nell’ambito dell’operazione “Scettro” vi sono quattro misure interdittive della sospensione dall’esercizio dell’impresa per un anno, nei confronti di altrettanti titolari di aziende ritenute dagli inquirenti riconducibili all’organizzazione colpita.

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Nell’operazione vengono eseguite anche 7 perquisizioni.

Il ruolo di nuovo capo del gruppo camorristico dei Zagaria, con il capoclan Michele (detto “capa storta) e il fratello Pasquale (detto “Bin Laden”, mente finanziaria della cosca, secondo i carabinieri del Ros e la Dda di Napoli era passato a Filippo Capaldo, figlio di Beatrice, sorella maggiore dei Zagaria. Capaldo è stato arrestato stamattina insieme ad altre sette persone, tra i quali i fratelli Nicola e Mario Francesco, l’imprenditore dei supermercati Paolo Siciliano, le contabili di Capaldo, Michela Di Nuzzo e la madre di quest’ultima, Viola Ianniello. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri nell’operazione chiamata “Scettro”, per indicare lo scettro di capoclan che Capaldo ha ereditato dallo zio Michele Zagaria.

Il suo ruolo di vertice viene sottolineato dal fratello, Nicola Capaldo, intercettato mentre parla con la fidanzata: «Mio fratello Filippo è come lo zio Pasquale! – dice Nicola – Filippo mantiene, cioè, tiene un sangue freddo (…) e tanto si ferma quando glielo fa capire a quello che sta sbagliando…». Quando Filippo viene arrestato, tutti gli affiliati designano al vertice del clan Nicola, ma lui non si ritiene all’altezza: «adesso vanno trovando che io devo prendere in mano la famiglia come ah fatto Filippo! Io non ho il polso di Filippo…perché sono stanco, io voglio stare più tranquillo! Invece Filippo no, Filippo doveva stare sempre a graffiare a terra… per portarci qualcosa a casa».

Lo stesso Nicola, sempre intercettato con la fidanzata, parla del cambio di strategia deciso dallo zio Michele circa le modalità di infiltrazione nel tessuto economico: dai grandi appalti, come la Tav, che portavano problemi di incertezza sui tempi e sui ricavi ed erano costati l’arresto del fratello Pasquale, si passa all’investimento dei guadagni illeciti in settori più «tranquilli e redditizi, come la grande distribuzione alimentare». «La Tav – dice Nicola Capaldo – è stata una delle opere più grandi d’Italia, Pasquale Zagaria che la faceva, alla fine andarono all’appuntamento e lo arrestarono. Dato che nella società stava pure mio zio Antonio a fare il lavoro, e ci stava pure un altro amico loro di Casapesenna, lo incatastarono e li si fece i primi tre anni di carcere. Per mezzo di questo – ricorda Nicola – lo zio Michele disse allo zio Pasquale (prima dell’arresto per la Tav: “Guagliò, questi lavori grandi lascia stare, non è cosa, questi ci fanno andare sotto al treno”, e imprecò. Le vedeva dieci anni prima le cose. Lo zio Pasquale scappò da Spartacus e lo arrestarono per la Tav. E allora si scassò tutto quanto».