Gianpiero Falco, delegato Confapi Campania allo sviluppo regionale

di Gianpiero Falco *

Egregio direttore, oggi abusando della sua pazienza, vorrei rincarare la dose sulle posizioni dogmatiche oltranziste che alcuni politici ed economisti hanno nei confronti dello sviluppo del Mezzogiorno. Il sole 24 ore, nei giorni precedenti il Santo Natale, ha pubblicato un articolo da parte di un esponente di Confindustria che esprimeva la propria contrarietà alla costituzione di un nuovo ente per lo sviluppo del Mezzogiorno. Quella che nel dopoguerra, e precisamente negli anni ’50, è stata la scelta dei Padri fondatori della nostra Repubblica. Siamo cioè, e questa è cosa grave se il concetto viene espresso da un tecnico, al dogma, cioè alla politica del laissez-faire. Cioè a quel concetto che il mercato trova sempre il suo equilibrio. Concetto molto vecchio, antico, che non teneva e non tiene presente molte variabili che oggi nell’economia moderna sono sussistenti. E l’altro giorno, in uno dei miei frequenti viaggi di lavoro verso Milano, in una sosta all’autogrill, mi è venuta l’idea di mandarle questo pezzo.

La semplice osservazione della dislocazione degli stessi Autogrill in tutta Italia segnava una netta differenza di presenza in tutto il territorio nazionale. Presenza chiaramente diffusissima in tutta la parte Nord dello stivale che sfumava man mano che si scendeva ad osservare, prima la parte centrale e poi la parte meridionale del nostro Paese. Tale osservazione di bandierine con la’A’ di autogrill definisce nettamente quella che il Bagnasco già molti anni fa chiamava l’Italia a 3 velocità. Ora, come è possibile sostenere, sul giornale ufficiale di Confindustria, in situazioni economiche di delega totale, agli investimenti da parte delle pubbliche amministrazioni, che non vi sia la necessità di commissariare la capacità di spesa da parte di quei enti pubblici che non dimostrano efficienza nell’impiego dei capitali destinati allo sviluppo? A questo serviva la cassa del Mezzogiorno, che fino agli anni ’80 è stato un modello di spesa capace di creare quelle poche infrastrutture viarie, acquedottistiche, ecc. necessarie a un Paese che vuole definirsi moderno.

Come si può accettare un Paese in cui vi siano zone in cui i fondi di investimento neanche guardano le possibili operazioni di sviluppo? Bisogna avere gli occhi foderati di prosciutto. Non si può nascondere, per uno stupido sciovinismo di appartenenza, che il nostro territorio, quello che per intenderci vede la presenza sulla cartina di autogrill con meno ‘A’, sia infestato dalla malavita organizzata, che, come abbiamo sempre detto, disponendo di ingenti capitali, in un territorio in cui vi è scarsità di capitale per il rischio dovuto alla presenza stessa delle associazioni malavitose e allo scarso sviluppo economico di contesto, riesce con facilità ad intrufolarsi nell’economia reale. E, soprattutto, basta con queste deduzioni filosofiche, politiche ed economiche. Bisogna fare i conti con la realtà. Bisogna fare i conti con la povertà del Meridione. Bisogna fare i conti con lo spopolamento del Meridione verso un Nord sempre più sviluppato. Ora più che mai c’è la necessità di una politica straordinaria di controllo del territorio e quindi del suo sviluppo.

La grande idea del vecchio governo Conte, rappresentata dall’articolo 28 del primo decreto sicurezza, che dava la possibilità al Prefetto di agire in commissariamento dei responsabili del procedimento amministrativo che non rispondevano nei tempi dovuti alle imprese investitrici o addirittura non rispondevano affatto, è stata cassata per principi di incostituzionalità per le modalità in cui si affidava tale potere sostitutivo al Prefetto. Bene, questa misura andava cambiata o meglio temperata per farla rientrare nell’alveo della costituzionalità. Poiché tale misura svuota il potere del responsabile del procedimento di agire in danno senza che esso stesso sia effettivamente responsabile dei danni che procura. Danni immensi e gravissimi per il pubblico interesse. E, soprattutto, tale azione svuota il mantenimento del potere da parte dei sindaci che mantengono, nonostante la legge Bassanini, potere di veto nei confronti di questo o quell’imprenditore che non fa le cose che gli vengono via via imposte. Questa cosa, infatti del poter nominare i cosiddetti responsabili degli uffici tecnici saltando il concorso, crea sicuramente una sottomissione contrattuale da parte del tecnico nominato. Il quale farà sempre quello che gli indicherà il sindaco, pena la rescissione contrattuale immediata.

Ma come si fa a non capire queste cose? Queste azioni di incertezza del procedimento sono molto più gravi della mancanza di risorse a disposizione. I soldi, se il percorso è chiaro e se l’investimento ha buone possibilità di realizzazione, si trovano. Il problema è il percorso degli investimenti da realizzare. Come può un tecnico, un politico, sostenere il contrario e quindi abiurare all’unica scelta che può dare sviluppo al nostro amato Sud? Ovvero la scelta della creazione di un incubatore per lo sviluppo del Mezzogiorno, che è rappresentato dalla creazione di una nuova agenzia per lo sviluppo del Mezzogiorno. Che sia in grado di valutare l’effetto degli investimenti e soprattutto in grado di far spendere i soldi che ci sono a disposizione nazionali e comunitari, oltre chiaramente all’accompagnamento per le operazioni in partenariato pubblico privato capaci di suscitare l’interesse dei fondi di investimento internazionale.

Sono cose semplici che, devo dire, come afferma l’ex ministro Calenda, diventano cose difficili in Italia. Qui tutti pensano a questioni filosofiche, a questioni formali, ma nessuno pensa che il Paese è ormai sulla via del declino consolidato. Io spero che la politica sia in grado di ritornare alle cose semplici.

Gianpiero Falco,
delegato allo Sviluppo Regionale di Confapi Campania.