Paolo Mancuso
Il procuratore Paolo Mancuso

di Giancarlo Tommasone

La figura dell’agente provocatore fu utilizzata – anche secondo l’opinione di alcuni magistrati e di numerosi esponenti delle forze dell’ordine – per la prima volta in Italia da Paolo Mancuso, nell’inchiesta sulla Tav. Parliamo di più di 20 anni fa. Oggi quella figura è ritornata di attualità.

Procuratore Mancuso, ci racconta come decise di inserire un agente provocatore in quella inchiesta?
Innanzitutto chiariamo una cosa: nel caso dell’ingegner Vincenzo Varricchio (il personaggio ‘interpretato’ dal colonnello del Ros Vincenzo Paticchio, ndr) non si trattò di un agente provocatore, ma di un infiltrato. L’ufficiale dei carabinieri sotto copertura fu inserito ad indagine in corso. Indagine scattata in seguito a dei reati, quelli di associazione e di tentata estorsione. C’era stato un intervento dei Casalesi nei cantieri in cui si stavano eseguendo opere sulla tratta Napoli-Roma della Tav; gli emissari del clan minacciarono i titolari della ditta dei lavori, intimando di pagare, altrimenti non avrebbero continuato a posare un solo binario, nemmeno se avessero utilizzato i carri armati.

La sede della Procura di Napoli (Stylo24)
La sede della Procura di Napoli (Stylo24)

In che modo si potrebbe configurare il reato di istigazione nell’ambito di una inchiesta in cui si utilizza un agente provocatore?
Anche qui bisogna fare una premessa: bisogna capire sempre se alla base ci sia un pericolo effettivo legato alla possibilità o meno di realizzare un evento delittuoso. Molto però dipende dai casi, che vanno studiati singolarmente. Se io, ad esempio sto compiendo un’inchiesta giornalistica e faccio da provocatore, la situazione dovrebbe cambiare sostanzialmente.

Secondo lei, allora, perché i giornalisti di Fanpage.it sono stati indagati?
Non conosco la questione nello specifico, ma sarei orientato a desumere che si tratti di un atto dovuto. Poi va da sé che bisogna tener conto del modo in cui i giornalisti si siano interfacciati con la Procura, durante lo svolgimento della loro inchiesta. Al momento però sto cercando ancora di farmi una idea personale al riguardo.

Chiamiamolo pure agente infiltrato o sotto copertura, quanto è utile e opportuno tale strumento nelle indagini?
In molti casi può risultare di grande contributo. Dipende molto anche dalla materia delle indagini. Per quanto riguarda inchieste sul traffico di droga, ad esempio, quella dell’agente sotto copertura è una figura alquanto utilizzata. Naturalmente tutto ciò deve essere regolato – tramite il confronto costante con i magistrati – anche dal punto di vista delle iniziative che il suddetto infiltrato può intraprendere.