La sede della Procura di Napoli (Stylo24)
La sede della Procura di Napoli (Stylo24)

di Giancarlo Tommasone

L’inchiesta sulla Sma si incentrerebbe per molti aspetti intorno a una figura cardine, quella rappresentata dall’agente provocatore. ‘Interpretato’ dall’ex boss e dall’ex collaboratore di giustizia Nunzio Perrella. Quest’ultimo – la sua azione, soprattutto – costituirebbe un elemento imprescindibile per la nascita e il prosieguo dell’indagine giornalistica di Fanpage.it.

L’inchiesta sulla Sma ha provocato un ‘terremoto’ nel mondo della politica campana

C’è un precedente illustre e per trovarlo dobbiamo andare indietro di più di 20 anni. L’inchiesta è quella sulla Tav, questa volta a utilizzare un agente provocatore non è una testata giornalistica, ma la Procura di Napoli. Si fa chiamare Vincenzo Varricchio di professione ingegnere. Mostra a tutti il tesserino del consorzio Tav, aggancia un politico e comincia a ricostruire una rete di presunti accordi fatta di mazzette, corruzione e illeciti vari. Arriva perfino al ‘cospetto’ di Michele Zagaria, allora boss dei Casalesi, che sulla Tav avrebbe tagliato corto: dobbiamo lavorare tutti, sia le ditte nostre che quelle che propongono i politici.

Michele Zagaria

Vincenzo di vero ha solo il nome di battesimo, non è un ingegnere, non c’entra alcunché con la Tav, ha un altro cognome (Paticchio) e nella realtà è un colonnello del Ros dei carabinieri, ‘infiltrato speciale’ dal magistrato e attuale presidente dell’Anac, Raffaele Cantone. Ma non proprio un infiltrato, qualcosa di diverso. Perché l’infiltrato potremmo considerarlo una figura passiva che – per legge – non può proporre (né agire di sua iniziativa, altrimenti commetterebbe eventualmente un reato), ma riporta quanto avviene nel contesto in cui è stato inserito, mentre l’ingegner Varricchio si presenta invitando le persone con cui si incontra a imbastire “accordi vantaggiosi per l’una e l’altra parte”.

Il magistrato Raffaele Cantone

La bomba scoppia, grazie proprio all’attività dell’ingegnere, nel 1996, il 9 settembre. E’ Lunedì. L’inchiesta sull’Alta velocità sfocia in dieci ordini di arresto. Un terremoto che scuote dalle fondamenta la politica, perché insieme ai nomi di camorristi, Vincenzo Varricchio fa a anche quelli dei politici, tra cui Mastella, Casini, Rastrelli e Bassolino. Nessuno di loro è stato mai imputato per quell’inchiesta sulla Tav. Il vicepresidente – all’epoca dei fatti – della Regione Campania, Rocco Fusco, finì sotto processo ma alla fine fu assolto. Fusco, secondo la Procura, fu quello che avrebbe raccontato al colonnello del Ros travestito da ingegnere, che c’erano politici di destra e di sinistra (esclusi quelli di Rifondazione comunista) interessati agli appalti della Tav. L’inchiesta, vogliamo sottolinearlo per dovere di cronaca, portò all’arresto di Pasquale Zagaria. Ma non ebbe alcuna conseguenza giudiziaria per i politici che furono tirati in ballo.