Tommaso Prestieri, secondo il pentito Antonio Prestieri, assunse il giovane come componente della sua 'scorta'

Durante la faida di Scampia e Secondigliano

di Giancarlo Tommasone

Capita pure questo tra Scampia e Secondigliano ai tempi della faida, capita che un affiliato venga prima licenziato, poi riassunto, infine mandato a casa, vale a dire costretto ad andare in pensione anticipatamente (naturalmente pagato ogni settimana). Tutto ciò per paura che il soggetto in questione, avesse, come si dice in gergo, le «guardie addosso». E le forze dell’ordine si  sarebbero potute portare sulle tracce dei boss. La circostanza emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Antonio Prestieri, nel corso di una deposizione resa il 29 maggio del 2008.

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 «Ricordo – fa mettere a verbale il pentito – che circa un anno e mezzo fa le forze di polizia scoprirono un appoggio di sostanza stupefacente ad Arzano dove effettuarono un sequestro, in particolar modo, di eroina. Il proprietario di questa sostanza stupefacente era Francesco Irace, e quando ci fu questo sequestro, Irace venne da me, ed era molto preoccupato. Non tanto per il capitale perso, ma perché aveva paura di essere arrestato».

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Antonio Prestieri racconta che cominciò a riflettere con Irace, su come la polizia fosse arrivata ad effettuare il sequestro di droga. «Irace – ricorda Prestieri – iniziò a sospettare di un ragazzo che lavorava per lui, tale Ciruzziello, poi morto in un incidente con una motocicletta. Pertanto Irace decise di allontanare il giovane perché secondo lui questo aveva “le guardie addosso”. Io gli consigliai di non dormire per un mese presso la sua abitazione e lo stesso (Irace) mi stette a sentire». Irace, inoltre, rendiconta ancora Prestieri, «si recò da un avvocato, non ricordo chi fosse, e al legale diede “qualcosa di soldi”, al fine di apprendere eventuali informazioni». Ma, nel frattempo, come si era evoluta la situazione «lavorativa» del giovane licenziato dal «sistema»? Come vedremo ci sarà anche l’intervento di una sorta di «sindacalista».

«Ricordo che in questo periodo, una donna parente di Ciruzziello, venne al lotto P, dove solitamente stavamo io, Tommaso Prestieri e Irace, per reclamare i diritti del ragazzo. E la questione venne risolta da Tommaso Prestieri che assunse Ciruziello, come componente della sua scorta. Dopo qualche giorno io feci capire a mio zio Tommaso Prestieri l’imprudenza dello stesso, che si era messo come scorta un soggetto che secondo Irace aveva “le guardie addosso”». «Tommaso Prestieri stette a sentire il mio consiglio, allontanò il giovane e convinse Cicciotto Irace a mantenere il predetto Ciruzziello mediante la corresponsione di una “settimana”», dichiara Antonio Prestieri.