(Nella foto lo stabilimento Leonardo di Pomigliano d'Arco)

Ordinanza di custodia cautelare per un dirigente e un ex dipendente: violati decine di computer del polo tecnologico con base nel Napoletano

di Redazione

Spionaggio industriale, scandalo e arresti nel polo tecnologico del Napoletano. Per quasi due anni si è impossessato di dati aziendali attraverso l’uso di un malware inserito nei pc in decine di postazioni di lavoro nello stabilimento Leonardo di Pomigliano d’Arco. L’hacker è stato scoperto grazie a complesse indagini del Gruppo di lavoro sul cybercrime della Procura di Napoli, culminate oggi nell’esecuzione di due ordinanza di custodia cautelare: la prima nei confronti di un ex dipendente di Leonardo, indagato per accesso abusivo a sistema informatico, intercettazione illecita di comunicazioni telematiche e trattamento illecito di dati personali; la seconda nei confronti del responsabile del Cert (Cyber emergency readiness team) di Leonardo Spa, organismo deputato alla gestione degli attacchi informatici subiti dall’azienda, indagato per depistaggio, il signor Antonio Rossi, che ha ricevuto la misura cautelare degli arresti domiciliari.

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Nel gennaio 2017 la struttura di cyber security di Leonardo ha segnalato un traffico di rete anomalo in uscita da alcune postazioni di lavoro dello stabilimento di Pomigliano d’Arco, generato da un software artefatto denominato “cftmon.exe”, sconosciuto ai sistemi antivirus aziendali. Il traffico anomalo risultava diretto verso una pagina web denominata “www.fujinama.altervista.org”, di cui è stato richiesto e disposto, ed oggi eseguito, il sequestro preventivo. Secondo la prima denuncia dell’azienda, l’anomalia informatica sarebbe stata circoscritta ad un numero ristretto di postazioni e connotata da un’esfiltrazione di dati ritenuta non significativa. Le successive indagini hanno ricostruito uno scenario ben più esteso e severo.

Dalle indagini è infatti emerso che per quasi due anni, tra maggio 2015 e gennaio 2017, le strutture informatiche di Leonardo erano state colpite da un attacco informatico mirato e persistente, noto come Advanced persistent threat o Apt, poiché realizzato con installazione nei sistemi, nelle reti e nelle macchine bersaglio, di un codice malevolo. L’attacco sarebbe stato condotto da un addetto alla gestione della sicurezza informatica della stessa Leonardo, il signor Arturo D’Elia, nei confronti del quale il gip di Napoli ha disposto la custodia cautelare in carcere. Il software malevolo si comportava come un vero e proprio trojan di nuova ingegnerizzazione, inoculato mediante l’inserimento di chiavette usb nei pc spiati, e permetteva di intercettare quanto digitato sulla tastiera delle postazioni infettate e catturare i fotogrammi di ciò che risultava visualizzato sugli schermi.

L’attacco informatico, secondo la ricostruzione operata dalla Polizia delle Comunicazioni, è classificato come estremamente grave in quanto la superficie dell’attacco ha interessato ben 94 postazioni di lavoro, delle quali 33 collocate presso lo stabilimento aziendale di Pomigliano d’Arco. Su tali postazioni erano configurati molteplici profili utente in uso a dipendenti, anche con mansioni dirigenziali, impegnati in attività d’impresa volta alla produzione di beni e servizi di carattere strategico per la sicurezza e la difesa del Paese.