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L'aeroporto di Capodichino

Esposizione allestita al primo piano nello Spazio mostre

Sara’ inaugurata venerdi’ all’interno dell’Aeroporto internazionale di Napoli, la mostra “We are Naples”, un percorso fotografico per raccontare quello che accade in una citta’ come Napoli, quando si decide di attraversarla a piedi e in kayak. La mostra sara’ allestita all’interno dell’Aeroporto internazionale di Napoli, al primo piano nello Spazio mostre (di fronte Feltrinelli). Sara’ gratuita e aperta a tutti. Le foto in mostra sono state realizzate da Gianluca Vitiello e Francesco Moggio.

Si trattera’, hanno fatto sapere i promotori, di un racconto di esplorazione urbana attraverso i luoghi piu’ conosciuti e gli scorci meno noti della citta’, fotografati con smartphone, sul modello delle “social stories”, “perche’ Napoli e’ la citta’ piu’ social-e del mondo”. La mostra, prodotta da Dna Lab con la direzione creativa di Giuseppe Ragone e in collaborazione con l’Aeroporto internazionale di Napoli, e’ nata da un’idea di Gianluca Vitiello, speaker di Radio Deejay, che da anni si e’ fatto promotore della cultura e delle bellezze di Napoli, anche dirigendo il docufilm “Napolitaners”.

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In merito alla mostra “We are Naples” Gianluca Vitiello ha dichiarato: “Ho immaginato una mia mappa ideale di Napoli, mettendo insieme alcuni posti della citta’ piu’ conosciuti e con cui ho un legame speciale con altri che, pur essendo nato nella provincia di Napoli, non avevo mai visto. Li ho mappati e poi visitati e fotografati insieme a Francesco Moggio, che oltre a conoscere personalmente seguivo anche su Ig e di cui mi piaceva il linguaggio fotografico e il fatto che molti dei suoi scatti fossero fatti dal mare, essendo lui un appassionato di kayak. ‘We are Naples’ non e’ soltanto un’idea di esplorazione urbana ma e’ storytelling vero: ogni foto racconta una storia e ci proietta dentro la citta’. Mi piace che la mostra parta proprio dall’Aeroporto Internazionale di Napoli, dove ogni anno passano milioni di viaggiatori in transito, che in questo modo si trasforma in un luogo d’arte ‘non convenzionale’, esclusivo e unico“.

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